Fine vita: Medici cattolici, “Grazie al Papa per la fermezza del suo messaggio”

“Il Papa ci invita a ‘mai abbandonare il malato, ma niente accanimento’. Il concetto di ‘non abbandonare mai il malato’, ‘evidenzia il comandamento supremo della prossimità responsabile’. Come presidente dell’Associazione medici cattolici italiani ritengo doveroso esprimere al Papa un ringraziamento per la fermezza del suo messaggio”, così Filippo Maria Boscia, presidente dell’Amci, in una nota diffusa oggi.
“Come medico e dopo 45 anni di esperienza – scrive Boscia – devo confessare che non sono ancora in grado di definire quale sia il limite tra proporzionalità terapeutica e la non appropriatezza delle cure. Posso dire che è un sottilissimo velo che si interpone ma che risulta essere davvero di difficile comprensione”. Per questo, prosegue il presidente Amci, “è proprio la difficile comprensione del limite la cosa che più di ogni altra mi preoccupa perché senza la comprensione del limite ogni percorso diventa pericoloso”.
Allo stesso tempo Boscia sottolinea che “non ho mai visto medici che partono da casa con lo scopo di recarsi in ospedale e ‘accanirsi’ sui pazienti, senza tener presente la proporzionalità delle cure. Credo molto nella coscienza e nella responsabilità dei medici”. Ed evidenzia anche un rischio: che in caso di abbandono terapeutico il malato “si senta respinto, non più percepito nella sua fragilità”.
A fronte di una medicina “cambiata”, in cui “si delinea nettamente una professione sanitaria estremamente tecnicistica, aziendalistica, economicistica”, il pericolo “è quello di creare una medicina che veda la malattia come evento clinico o di costo e non come evento esistenziale”.
“I professionisti medici – scrive Boscia – devono saper scoprire l’autentico significato della vita anche quando questa sta per spegnersi ed essere leali alleati coinvolgendo anche in questa loro attività la famiglia”.
“Ai promotori della legge – conclude – dico che nessuna norma può definire con esattezza e completezza tutti i compiti e tutte le azioni che spettano al medico e che sono riferite al prendersi cura della persona e della sua fragilità”.

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