Perù ai Mondiali: Vega (Università Cattolica), “la gente è contenta di poter vincere almeno nel calcio”

Gli unici a non essere contenti sono i polli, grigliati per tutta la sera e tutta la notte, assieme a qualsiasi genere di carne. È la grande festa dei peruviani, la cui nazionale torna al Mondiale dopo 36 anni. Era il 1982: all’epoca la nazionale con la caratteristica striscia diagonale rossa su maglia bianca, che annoverava campioni come Cubillas e Barbadillo, incrociò l’Italia nel girone eliminatorio, pareggiando per 1 a 1. Poi solo delusioni. Così stavolta, in occasione della vittoria per 2 a 0 contro la Nuova Zelanda, tutto il Paese si è riversato nelle strade. “Ancora adesso, quando ormai in Perù siamo in tarda mattinata, ci sono gruppi di persone che festeggiano – riferisce al Sir, da Lima, il sociologo e giurista Wilfredo Ardito Vega, docente di diritto alla Pontificia Università Cattolica del Perù -. Personalmente non sono un appassionato di calcio, ma capisco la gioia della gente, che per altri motivi si sente depressa per l’andamento della politica e dell’economia. La gente è contenta di poter vincere almeno nel calcio. Qui ci sono bandiere ovunque, tutto è decorato. È una festa nazionale. Anche se mi pare che ci sia un po’ di esagerazione”.
In effetti ieri, in un messaggio alla nazione, il presidente della Repubblica Pedro Pablo Kuczynski, aveva promesso per oggi un giorno di vacanza negli uffici statali e nelle scuole in caso di vittoria. “Così – riflette Ardito Vega – la gente non scende in piazza per altri motivi, ad esempio perché proprio lunedì si è saputo che anche Kuczynski avrebbe preso soldi dal colosso delle costruzioni Odebrecht, come i suoi predecessori, pur avendolo sempre negato. Oppure perché la leader dell’opposizione (e maggioranza in Parlamento) Keiko Fujimori, sta attaccando pesantemente il magistrato che indaga su di lei”.

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