Giornata mondiale poveri: Prato, Messa in cattedrale e poi pranzo a casa del vescovo Agostinelli

Prima la Messa con gli operatori di carità e le persone che si rivolgono ai centri di ascolto parrocchiale, poi il pranzo a casa del vescovo. Sono le iniziative messe in campo dalla diocesi di Prato per la Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco, che ricorre domenica 19 novembre. In quel giorno le persone bisognose, quelle che solitamente si rivolgono alla Caritas e alle associazioni caritatevoli del territorio, saranno invitate a pranzo nel palazzo vescovile. Alle 12, il vescovo, mons. Franco Agostinelli, presiederà la celebrazione eucaristica in cattedrale e, a seguire, si svolgerà il momento conviviale. Sono 150 le persone attese. “Il salone vescovile sarà allestito con tavoli, il servizio sarà assicurato dai giovani delle parrocchie e il menù è a cura di alcuni noti ristoratori pratesi, appartenenti a Fipe-Confcommercio, associazione coinvolta dalla Caritas e diocesi nell’iniziativa – si legge nella nota -. Ricco e gustoso il menù: sformatino di verdura con fonduta di pecorino e pappa al pomodoro come antipasti, seguiti da un primo piatto fatto dalle Crespelle alla Fiorentina e da un secondo di spezzatino con verdure di stagione. A concludere, un dessert con varietà di torte”. Non sarà solo il vescovo ad aprire le porte di casa, l’invito a promuovere una iniziativa a favore dei poveri è stata rivolta a tutte le parrocchie, i gruppi e le associazioni ma anche alle singole famiglie. “Il Santo Padre – scrive mons. Agostinelli in una lettera inviata a tutta la diocesi – invita ogni comunità a vivere questa occasione per creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Una chiamata quindi a conoscere e incontrare i poveri nelle nostre parrocchie, perché la povertà non è una entità astratta, ma ‘ha il volto di donne e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro’, ci dice il Papa”. Davanti a questi scenari, conclude il vescovo, “non dobbiamo restare inerti né rassegnati, ma rispondere con una nuova visione della vita e della società”.

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