Fine vita: Scienza & Vita, “convinta adesione” alle parole del Papa sulla centralità della persona e sulla promozione del suo bene integrale

L’Associazione Scienza & Vita, attraverso il suo presidente nazionale, Alberto Gambino, esprime “convinta adesione” a quanto Papa Francesco ha oggi ribadito nel suo messaggio a mons. Vincenzo Paglia e ai partecipanti al Meeting regionale europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita”. “Il Santo Padre – evidenzia Scienza & Vita – ha voluto ancora una volta richiamare la centralità della persona umana e la promozione del suo bene integrale come criterio fondamentale per discernere la ‘proporzionalità’ degli interventi medici, nei casi clinici concreti. Tale percorso di discernimento, a volte difficoltoso e complesso, deve continuare a compiersi all’interno di quella preziosa ‘alleanza per la vita’ che fonda il rapporto tra paziente e medico, in costante dialogo tra loro, per la salvaguardia della vita e della salute”.
Due, precisa l’Associazione, “restano i principali fattori che concorrono al discernimento di ciò che il linguaggio bioetico oggi indica come ‘proporzionalità delle cure’: la valutazione di appropriatezza clinica dell’intervento, che spetta – per ovvie ragioni di competenza professionale – al medico curante; la valutazione personale da parte del paziente sull’effettiva ‘proporzionalità’ di un intervento clinicamente appropriato, nel contesto integrale e attuale della sua condizione di vita. Certamente, è a quest’ultimo (o a chi lo rappresenta legittimamente) che spetta la responsabilità ultima delle decisioni concrete”. La rinuncia a interventi medici “sproporzionati” (nel senso illustrato) sarà dunque da considerarsi come rifiuto del cosiddetto “accanimento terapeutico”, rinuncia che “ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”.
Del messaggio del Papa Scienza & Vita ricorda “la forte sottolineatura sull’imprescindibile esigenza morale ‘di non abbandonare mai il malato'”. Probabilmente, conclude l’Associazione, “sarebbero sufficienti queste linee di riflessione, tenute in debito conto, per dare equilibrio e compiutezza anche ai tentativi di normare questo delicato settore a livello sociale, compresi quelli in atto nel nostro Paese, che rischiano invece di rispondere a logiche e interessi del tutto diversi”.

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