Diocesi: Padova, accolti in chiesa a Codevigo un gruppo di richiedenti asilo “per dare un ricovero caldo e sicuro per la notte”

La scorsa notte, un nutrito gruppo di richiedenti asilo, partiti dalla ex base di Conetta, in direzione Venezia, sono stati accolti nella chiesa parrocchiale di Codevigo, nella diocesi di Padova. A seguire quanto accadeva e a dialogare con i ragazzi, oltre al parroco, don Michele Fanton, c’erano don Luca Facco, direttore di Caritas Padova, e padre Lorenzo Snider, delegato dal vescovo per l’assistenza spirituale nelle basi di Cona e Bagnoli, che insieme hanno valutato e accompagnato la situazione in diretto collegamento con il vescovo, mons. Claudio Cipolla.
“Abbiamo lavorato insieme al parroco – racconta don Luca Facco, direttore della Caritas diocesana – per capire la situazione e comprendere il perché di questa marcia che i giovani richiedenti asilo avevano intrapreso. Ci siamo relazionati con le autorità del territorio, le forze dell’ordine e con il prefetto vicario. Valutata la situazione, sapendo che i ragazzi erano di passaggio e interagendo direttamente ed esclusivamente con loro, abbiamo aperto la chiesa per dare un ricovero caldo e sicuro per la notte”. Prima di aprire le porte, ricorda don Facco, “è stato concordato il comportamento e lo stile da tenere, di ordine e rispetto del luogo. La chiesa è rimasta riscaldata tutta la notte e sono stati aperti i servizi igienici del centro parrocchiale. Una volta entrati in chiesa abbiamo pregato insieme per il ragazzo che era morto durante il tragitto ed è stato un momento molto intenso. I ragazzi si sono comportati con ordine e decoro e stamane al risveglio hanno sistemato e ripulito con estrema cura la chiesa. La Caritas parrocchiale ha provveduto a ristorarli con del tè caldo e loro hanno ringraziato la comunità per l’accoglienza ricevuta”. “Da parte nostra – prosegue il direttore della Caritas diocesana -, come Chiesa abbiamo sempre promosso l’accoglienza diffusa nel territorio, che è meno impattante e favorisce percorsi di integrazione. Comprendiamo la fatica e le ragioni del disagio di vivere in una hub, che dovrebbe essere di sosta temporanea e invece vede, purtroppo, tempi troppo lunghi. Le loro ragioni vanno comprese ma non strumentalizzate, si devono invece trovare percorsi virtuosi e soluzioni di accoglienza sempre più qualificata, favorendo la microaccoglienza che sta dando risposte importanti”.

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