Migramed: Boedaux (Caritas Europa), il Vecchio Continente “sempre più ripiegato a riccio nella difesa xenofoba dei nazionalismi”

(da Amman) “Cresce la xenofobia in tutta Europa. Dalla Polonia, all’Austria, passando per la Germania, la paura dello straniero si sta radicando anche nelle comunità italiane”. Lo ha affermato Leila Boedaux, responsabile advocacy in ambito migratorio per Caritas Europa, nel corso della seconda sessione di Migramed, il convegno internazionale che si svolge fino a venerdi 17 novembre ad Amman, in Giordania, e che vede riuniti nel Paese mediorientale delegati delle Caritas di dieci Paesi europei e del bacino del Mediterraneo. “Dal 2015 – spiega Boudaux – oltre 1 milione di rifugiati sono arrivati in territorio europeo. I nostri media parlano di ‘crisi’ e di ‘emergenza’ rifugiati, ma si tratta di espressioni sensazionalistiche. Solo la Giordania ospita infatti circa 1.3 milioni di rifugiati, la Turchia oltre 3 milioni, il Libano quasi 2 milioni. L’85% del totale dei rifugiati sono ospitati nelle Nazioni limitrofe ai Paesi ‘produttori’ di rifugiati, Nazioni di accoglienza che si configurano, per lo più, come Paesi in via di sviluppo. I dati parlano chiaro: il numero delle persone che arrivano in Europa non può rappresentare una problematica a livello di gestione umana. Basterebbe solo la volontà politica”. Una volontà politica che secondo Leila Boudaux attualmente non c’è: “Delle 160mila persone in attesa di ricollocamento proposte dalla Commissione europea, solo 27mila sono state effettivamente ricollocate, in un continuo tira e molla fra gli Stati membri. Nel frattempo dal 2015 sono progressivamente sorti muri nazionali lungo la cosiddetta rotta balcanica, attraversata dal flusso di migranti e profughi in fuga da guerre e ingiustizie di ogni sorta. Una rotta che si è formalmente chiusa con l’accordo siglato fra Turchia ed Europa nel marzo 2016 sull’esternalizzazione dei confini che ha bloccato i migranti in fuga nella terra di Erdogan”. Così “l’Europa vive sempre più una sorta di ‘schizofrenia’, divisa tra coloro che puntano all’integrazione, all’inclusione, alla rivisitazione dell’accordo di Dublino e la realtà di molti singoli stati, sempre più ripiegati a riccio nella difesa xenofoba dei nazionalismi”, conclude Boedaux.

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