Giornata mondiale poveri: mons. Milito (Oppido-Palmi), “i gesti che la segneranno siano ordinari e carichi di premure lungo tutto l’anno”

“La Giornata dei poveri si inserirà in tante altre giornate che ormai costellano il calendario e ritornerà puntuale ogni anno. Sono tuttavia i giorni successivi, tutti, i giorni dei poveri. Il gesto o i gesti, certamente generosi e simbolici che segneranno tale Giornata, siano invece ordinari e carichi di premure lungo tutto l’anno”. Lo scrive mons. Francesco Milito, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, in un messaggio indirizzato alla diocesi. Per il vescovo, quella dei poveri è “una presenza permanente e interpellante la nostra sensibilità perché si tramuti in concreta attenzione di prossimità secondo quelle forme che l’esame della situazione esige e l’azione concreta suggerisce”. Alla vigilia della Giornata, presso la basilica della Madonna dei poveri di Seminara, sabato 18 novembre alle 18 si terrà una veglia di preghiera con la partecipazione dei rappresentati delle Caritas parrocchiali della diocesi e presieduta dal rettore della basilica, don Mino Ciano. Domenica 19 alle 11, invece, sempre a Seminara, mons. Milito presiederà la messa, durante la quale le Confraternite regionali della Calabria porteranno in dono un defibrillatore, che il vescovo consegnerà agli Scout della concattedrale di Palmi a disposizione della comunità. “Per la prima volta le Confraternite delle diocesi di Calabria – si legge in una nota – operano insieme nella carità, e con tale gesto aiutano a smontare la campagna denigratoria che sta montando in Italia nei confronti dei poveri afflitti che, oramai senza speranza, lasciano gli affetti e i luoghi natii intraprendendo i famosi ‘viaggi della speranza’”. La Giornata dei poveri, scrive ancora mons. Milito, è “da recepire come consegna, imperativo personale e comunitario, lasciando alla creatività corrispondente ai bisogni, forme, consacrate da prassi consolidate, ma anche da inventare per buone e nuove pratiche sulla spinta dei segni dei tempi delle povertà insorgenti”. Per il vescovo, “l’’ambiente, ordinario e privilegiato, per intercettare, decifrare, organizzare le risposte ai bisogni resta la parrocchia animata da spirito di famiglia”, laddove “le esigenze del fratello si intuiscono, prima delle analisi, e l’amore che si mette in circolo anticipa e previene una richiesta di aiuto, che spesso per pudore o dignità ha solo il silenzio e la riservatezza”.

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