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Missioni: p. Serra (comboniano), “dare visibilità al Vangelo uscendo da uno stato di chiusura che ci porta a non vedere verità e realtà”

“Don Orione ha fondato una spiritualità missionaria basata su due amori: Dio e il povero. Il suo carisma in poche parole. Se vuoi arrivare alla terra di Dio devi passare per la terra dei poveri”. Con queste parole padre Teresino Serra, missionario comboniano già superiore generale della congregazione fondata da san Daniele Comboni, ha aperto il terzo giorno del VI convegno missionario orionino in corso a Montebello (Pv). “In questa ottica – ha spiegato – il nostro primo obiettivo deve essere quello di dare visibilità al Vangelo ‘missionario’ cioè ascoltato, meditato, vissuto, celebrato e testimoniato uscendo, così, da uno stato di chiusura che ci porta a non vedere la verità e la realtà”. “Proprio per questo – ha sottolineato padre Serra – oggi don Orione non esisterebbe a mettersi al fianco del Papa, rimasto quasi solo nelle sue lotte contro le politiche false e passive, in favore dei migranti. Griderebbe contro la globalizzazione dell’indifferenza. Griderebbe anche contro una parte della Chiesa chiusa, passiva, che dimentica la sua ragione di essere: la missione tra i più bisognosi. Ed in ultimo griderebbe contro i suoi discepoli che si sono accomodati e occupati in servizi poco missionari”. Per il comboniano, un missionario oggi deve essere “necessariamente impegnato nel campo della giustizia sociale, della difesa dei diritti umani ed anche della cura del creato, con la ricerca di modelli di vita più solidali e che proteggano i più deboli”. “Occorre avere la capacità di sapere lavorare superando la pretesa di realizzare tutto da soli”, ha ammonito Serra, e “sperimentare una profonda esperienza di collaborazione per fare rete”. “Tutto questo deve portaci a non confondere la missione facendola diventare una realtà diluita, un analgesico. L’invito di Papa Francesco ad andare nelle periferie – ha evidenziato – è chiaro ed implica prima di tutto l’uscita da noi stessi”.

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