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Libri: Roma, presentazione di “L’enciclica dei gesti di Papa Francesco” di Muolo. Gli interventi di don Lorizio e Fulvio Ferrario

“La rivelazione si fa attraverso gesti e parole connessi tra di loro”. Lo ha affermato don Giuseppe Lorizio, docente di Teologia alla Pontificia Università Lateranense, durante la presentazione del libro “L’enciclica dei gesti di Papa Francesco” (Edizioni San Paolo) del giornalista Mimmo Muolo, questa sera a Roma. Il docente ha richiamato gli insegnamenti del Vaticano II per spiegare l’atteggiamento del Pontefice. “Si dà così concretezza all’amore di Dio per noi. Ogni Papa ha una sua gestualità, i gesti effettivamente compiuti da Francesco presentano delle scelte relative al messaggio che si vuole lanciare”, ha spiegato don Lorizio, che ha ricordato come “i messaggi non siano solo verbali”. “La parola ha una sua sacramentalità che si verifica nel momento in cui parole e fatti coincidono, non si contraddicono. In Francesco ciò avviene”. Secondo il docente, con lui si è verificata una “desacralizzazione del quotidiano. Si era portati a pensare che tutto quello che facesse il Papa fosse sacro. Ma così non è più”. Si tratta di una “rivoluzione” già “avviata da Papa Benedetto con la scelta di dimostrare che Papa non lo si è in eterno. Quella rinuncia ha dato inizio a un ripensamento del pontificato e della figura del Pontefice”.
“Papa Francesco ha aperto una serie di orizzonti nel dialogo interreligioso, andando a visitare, incontrando e presentando piccole analisi sul protestantesimo”. Lo ha detto Fulvio Ferrario, docente della Facoltà valdese di Teologia di Roma, durante la presentazione del libro. Ricordando la presenza del Papa nella chiesa luterana di Lund, il teologo ha sottolineato come Francesco abbia saputo “ascoltare come esperienza di fede” e “ha proposto di parlare delle differenze antropologiche ed etiche che dividono cattolici e protestanti. La sua schiettezza è stata edificante”. Da Lund a Torino, altra visita di Francesco. “In quell’occasione fu chiamato dai fratelli protestanti ‘caro fratello Francesco’. Per averlo fatto vuol dire che si è creato un clima che ha permesso di chiamarlo così. Questo dimostra come sia cambiato dal punto di vista della pratica ecumenica – ha sottolineato Ferrario –. Avere il Papa maestro in Cristo anche per noi prima era impensabile, oggi è possibile. I gesti del Papa sono interconfessionali, interessano anche noi”.

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