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Clima: Graziano da Silva (Fao), “milioni di persone in circolo vizioso di fame, malnutrizione e povertà”

“Le emissioni del settore agricolo sono destinate ad aumentare in futuro, contribuendo ancora di più al cambiamento climatico, a meno che il mondo non adotti metodi climaticamente intelligenti di produrre, trasportare, lavorare e consumare il cibo”. Questo il messaggio del direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, Cop23 in corso a Bonn, in Germania. “Il cambiamento climatico costringe milioni di persone in un circolo vizioso di insicurezza alimentare, malnutrizione e povertà. Dobbiamo guardare alla dura realtà: non stiamo facendo abbastanza per affrontare questa minaccia immensa”, ha affermato Graziano da Silva, sottolineando che i Paesi meno sviluppati e i Piccoli Paesi insulari in via di sviluppo (Sids) sono “particolarmente vulnerabili” al cambiamento climatico. Ricordando che “non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalle sfide di fronte a noi” il direttore generale della Fao ha affermato che raggiungere Fame Zero entro il 2030 è ancora possibile: “L’agricoltura è dove la lotta al cambiamento climatico e alla fame si incontrano per svelare nuove soluzioni”. La Fao ha recentemente reso noto che il numero di affamati è tornato a crescere per la prima volta in dieci anni. Oggi sono 815 milioni le persone che soffrono la fame ogni giorno. L’aumento è dovuto soprattutto a conflitti e a crisi economiche, ma anche all’impatto del cambiamento climatico, soprattutto per quanto riguarda le situazioni di siccità prolungata in Africa. E stime dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) mostrano come il cambiamento climatico potrebbe aumentare il rischio di fame e malnutrizione fino al 20% entro il 2050. Ma soprattutto, ha ricordato Graziano da Silva, “almeno un quinto delle emissioni di gas serra possono essere attribuite all’agricoltura”: “Dobbiamo fare molto di più per ridurre le emissioni e allo stesso tempo migliorare i raccolti e costruire resilienza. Questo significa adottare pratiche come l’agro-ecologia e altri approcci di intensificazione agricola sostenibile e climaticamente intelligente”. Tra le altre soluzioni, “ridurre la deforestazione, ripristinare i terreni e le foreste degradate; eliminare gli sprechi e le perdite alimentari; rafforzare la capacità dei suoli di assorbire carbonio; allevamenti a basso impatto ambientale”.

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