Terremoto Iraq-Iran: padre Kajo (Telluskof), “nella Piana di Ninive tanta paura ma nessun danno”

“Abbiamo avvertito la scossa che qui è stata piuttosto debole. Compatibilmente con la nostra situazione, non riscontriamo ulteriori danni alle strutture oltre a quelle provocate dalla guerra, solo paura”. Dai villaggi della Piana di Ninive, nel Kurdistan iracheno, a parlare al Sir è padre Salar Kajo, sacerdote caldeo di Telluskof. “Abbiamo avuto un certo spavento ma qui le scosse che si sentono forte sono di altro tipo” commenta con amarezza padre Kajo che esprime “grande vicinanza e solidarietà alle popolazioni e ai centri distrutti” dal sisma di magnitudo 7.3 che ha colpito ieri la zona al confine tra Iraq e Iran. I morti nella Repubblica islamica sono oltre 340 ma il bilancio, purtroppo è destinato ad aumentare, i feriti oltre 5.000. In Kurdistan, invece, il bilancio parla di 11 morti, ma si tratta di una stima. Particolarmente difficile la situazione a Darbandikhan, dove l’ospedale è stato severamente danneggiato ed è ancora senza corrente elettrica. Almeno 30 i feriti nella cittadina. La città più colpita è quella di Sarpol-e Zahab. Nella provincia iraniana di Kermanshah sono stati indetti tre giorni di lutto e le autorità hanno disposto la chiusura di scuole e università, sono chiamati invece a presentarsi al lavoro tutti i dipendenti governativi. Al momento la priorità è far giungere i soccorsi nelle 14 province iraniane maggiormente colpite dal sisma, dove si teme che il numero delle vittime sia alto. “L’obiettivo dei responsabili ora è quello di accelerare gli aiuti e di soccorrere le persone rimaste intrappolate sotto le macerie”: così la Guida suprema iraniana Seyyed Ali Khamenei, citato dall’agenzia Irna, in un messaggio si è rivolto al Paese. L’ayatollah ha chiesto a Esercito e Pasdaran di intervenire nelle aree colpite dal sisma. “Il governo sarà al fianco della popolazione colpita dal sisma con la mobilitazione di tutte le sue forze sia a livello nazionale che locale” ha confermato il presidente iraniano Hassan Rohani che è atteso in visita nelle zone terremotate. Il ministro dell’Interno, Abdolreza Rahmani Fazli, ha riferito che sono stati allestiti ospedali da campo e di temere per le aree rurali “dove si prevedono altre vittime”. Partita la macchina dei soccorsi anche in Iraq dove il sisma ha riavvicinato turchi e curdi iracheni. Il premier turco Binali Yildirim ha inviato un messaggio di cordoglio alle famiglie delle vittime, annunciando che “la prima tranche di aiuti è stata già consegnata da un aereo militare: cibo, medicine e 250 tende a Sulaymaniyah, epicentro del sisma. La Mezzaluna Rossa (equivalente turco della Croce Rossa ndr) si è già attivata per raggiungere al più presto le aree colpite”.

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