Salute: mons. Namugera (Santa Sede), “politici vengano incontro alle persone più vulnerabili”

“La salute è un diritto umano fondamentale, e l’accesso ai servizi sanitari va garantito a tutte le persone, soprattutto quelle più vulnerabili”. Lo ha detto mons. Charles Namugera, officiale del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, presentando ai giornalisti, nel “Meeting point” svoltosi presso la Sala Stampa della Santa Sede, la conferenza internazionale “Affrontare le disparità globali in materia di salute”, organizzata dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e dalla Confederazione internazionale delle Istituzioni sanitarie cattoliche (Ciisac), che si svolgerà in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, dal 16 al 18 novembre,  con la partecipazione di 1.500 esperti provenienti da 66 Paesi. “L’accesso alla salute oggi nel mondo viene negato a tante persone per vari motivi”, ha proseguito Namugera: “chi può permettersi le cure vi accede, chi non può permetterselo non vi accede”. Si tratta, quindi, di “una questione di giustizia sociale”, di fronte alla quale la conferenza internazionale vuole “richiamare l’attenzione di tutti i responsabili di cura della salute: la Chiesa, la comunità internazionale, i governi, le ong e tutte le organizzazioni di volontariato. I politici e gli amministratori dovrebbero contemperare le risorse disponibili e i bisogni delle persone, per venire incontro alle esigenze della popolazione più vulnerabile”. Namugera non vuole fare una classifica tra i Paesi più vulnerabili: “Le disparità – spiega – non sono solo tra i vari continenti, tra i Paesi sviluppati e quelli non sviluppati: all’interno di ogni singolo Paese c’è una differenza tra la popolazione benestante e quella povera, tra chi vive in zone urbane e in zone rurali. Nei Paesi in via di sviluppo, cioè in continenti come l’Africa, l’Asia e l’America Latina, la disparità è certamente più accentuata”.  Tra le categorie più disagiate, figurano le persone che vivono in condizioni di povertà, i rifugiati e gli immigrati.  Nel mondo, sono più di 100mila le strutture sanitarie cattoliche, situate “per la maggior parte in zone rurali, difficili da raggiungere, dove le persone con un reddito basso non possono pagare per i servizi di cui hanno bisogno”, ha fatto notare Namugera, informando che il card. Zenari durante la conferenza illustrerà cosa la Chiesa, attraverso la Caritas, la Ciisac e alcune ong di ispirazione cattolica sta facendo per venire incontro alle esigenze sanitarie di una popolazione martoriata dalla guerra , mentre il card. Tagle si soffermerà sulle attività della Caritas nel mondo. Nel corso della conferenza, inoltre, si affronterà anche il tema della lotta all’Aids, “come modello per affrontare le pandemie nel mondo”.

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