Rohingya: Ucanews, “le famiglie più numerose dicono di non avere cibo a sufficienza”

Molte famiglie Rohingya fuggite dallo Stato di Rakhine in Myanmar e accolte nei campi profughi a Cox’s Bazar, in Bangladesh, dicono che il cibo che ricevono dalle organizzazioni umanitarie non è sufficiente a coprire i bisogni. Sono le testimonianze raccolte dall’agenzia cattolica asiatica Ucanews, che riferisce alcune voci. Le difficoltà maggiori sono nelle famiglie più numerose: Abdur Razzak, 60 anni, è il capo famiglia di 18 persone: “60 chili di riso a famiglia in un mese non ci basta per sfamare tutti. Quando il cibo finisce viviamo della carità di parenti o della popolazione locale, che ci dona cibo o denaro. Altrimenti, facciamo la fame”. A Cox’s Bazar sono arrivate da fine agosto ad oggi, a causa delle persecuzioni da parte dell’esercito del Myanmar che sta rispondendo agli attacchi terroristici, oltre 600.000 Rohingya. I campi sono sovraffollati e in difficili condizioni igieniche. Anche Jarina Begum, 45 anni, madre di 8 figli, racconta di non avere abbastanza cibo: “Riceviamo 15 chili di riso ogni due settimane, ma non è sufficiente. Quando il cibo finisce i bambini piangono, sono addolorata. Ma non ho soldi, perciò dobbiamo digiunare e aspettare la prossima distribuzione di cibo”. Le famiglie meno numerose stanno invece rivendendo il cibo in eccesso per acquistare altri prodotti alimentari. Rajon Francis Rozario, di Caritas Bangladesh, che sta aiutando con prodotti alimentari e non alimentari circa 70.000 rifugiati, si dice sorpreso della mancanza di cibo, perché sa che gli aiuti umanitari delle agenzie delle Nazioni Unite vengono regolarmente distribuiti grazie all’aiuto dei militari: “Se i rifugiati si lamentano ne terremo conto”.

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