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Rifugiati: popolo Saharawi, nei campi in Algeria è sempre più emergenza umanitaria

Scarsità di cibo, accesso limitato all’acqua, ai servizi sanitari ed educativi, tassi di mortalità infantile e materna elevati, anemia e malnutrizione intorno al 40%. È questa la difficile situazione dei rifugiati Saharawi in Algeria, una delle emergenze umanitarie che durano da più tempo, la cui grave situazione è stata ulteriormente esacerbata dalle inondazioni devastanti nell’ottobre 2015. Attualmente il forte calo di finanziamenti negli ultimi tempi sta penalizzando l’offerta di una assistenza adeguata ai rifugiati Saharawi da parte di tutte le organizzazioni che operano nei campi. Si tratta di migliaia di persone – compresi bambini ed adolescenti – che rischiano di non ricevere cure e sostegni dignitosi adeguati. Tra le organizzazioni umanitarie dal 1984 nei campi rifugiati Saharawi opera il Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), Ong italiana che svolge progetti di cooperazione, aiuti umanitari e sostegno al rafforzamento dei servizi di base.
Il presidente della Mezzaluna rossa Saharawi Buhubeini Yahya incontrerà il 20 novembre la stampa a Roma (ore 15, via Germanico), per aggiornare sulla condizione di vita nei campi, in particolare sulla situazione dei bambini, da tempo al di sotto degli standard umanitari. La Mezzaluna Rossa Saharawi e il Cisp stanno svolgendo un programma di monitoraggio, realizzato da uno staff di una ventina di donne, per verificare la qualità e la quantità degli aiuti ricevuti e la garanzia del livello nutrizionale di base.  All’incontro stampa saranno presenti anche il presidente del Cisp Paolo Dieci, la coordinatrice del programma Algeria e campi rifugiati Giulia Olmi, il rappresentante del Cisp nei campi Saharawi Lyes Kesri.

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