Giornata mondiale poveri: Focolari, “ci riporta al primo aspetto della nostra spiritualità che è proprio la comunione dei beni”

La Giornata mondiale dei poveri “ci riporta al primo aspetto della nostra spiritualità che è proprio la comunione dei beni”. Lo affermano i responsabili dei Focolari in Italia, Rosalba Poli e Andrea Goller, nell’imminenza della Giornata che si celebrerà il 19 novembre. In una nota si ricorda come la comunione dei beni sia una “pratica che negli anni ha portato, anche in Italia, al sorgere di numerose opere e azioni sociali, di varia entità e su tutto il territorio nazionale, ispirate proprio dal desiderio di ripetere, come nelle prime comunità cristiane ‘e nessuno tra loro era bisognoso’ (cf. At 4,34)”. Numerose sono le iniziative e le realtà – attive a Milano, Firenze, Reggio Emilia, Ascoli Piceno, Roma, Pomigliano d’Arco, Genova, Ventimiglia, Lampedusa – rivolte a migranti e stranieri, carcerati, minori non accompagnati, senza tetto, disoccupati, terremotati. Inoltre, l’Associazione italiana imprenditori per un’economia di comunione (Aipec) raccoglie in Italia molte persone e aziende che si ispirano ai principi dell’economia di comunione, “perché la cultura del dare – si legge in una nota – diventi prassi aziendale e rinnovi l’economia dall’interno”. “Per formare in questa direzione giovani imprenditori nasce inoltre la Scuola di economia civile, nella convinzione che ogni esperienza di prossimità fraterna faccia crescere la consapevolezza, come ha detto Francesco, che occorre agire per cambiare le strutture che producono ingiustizia sociale ed esclusione”. Proprio in vista del 19 novembre, iniziative particolare si svolgeranno in Sicilia (a Scicli, Messina, Siracusa e Paternò), a Milano, in Abruzzo e in Sardegna. Nell’occasione viene rilanciata l’app “Fag-8”, “una piattaforma che permette agli utenti di poter condividere in maniera gratuita un oggetto, un progetto o il proprio tempo all’interno della community”. “Se dai poveri si può imparare – concludono Poli e Goller – non di meno chi ha di più è chiamato a dare. Non l’elemosina, non un gesto una tantum ‘per mettere in pace la coscienza’. L’invito è ad ‘uscire dalle nostre certezze e comodità’ per andare incontro ai mille volti della povertà”.

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