Giornata mondiale poveri: diocesi Rimini, domenica 19 novembre un pranzo comunitario. Attese 300 persone in difficoltà

Un pranzo comunitario, aperto a tutti i cittadini più in difficoltà, dove a servire i commensali, insieme ai volontari, ci sarà anche il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi. È l’iniziativa con cui la diocesi romagnola celebrerà la Giornata mondiale per i poveri di domenica 19 novembre, insieme a Caritas diocesana, associazione Papa Giovanni XXIII e Opera S. Antonio. Il pranzo si terrà alla chiesa ortodossa rumena di sant’Agnese. Richiamando le parole con cui Papa Francesco auspica che “questa nuova Giornata mondiale, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda”, mons. Lambiasi sottolinea che “i poveri non sono un problema ma una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”. Al pranzo prenderanno parte anche amministratori e politici, insieme a diaconi e seminaristi riminesi. Si calcola che potrebbero essere 300 le persone in difficoltà partecipanti. Le stesse sono state invitate a portare la propria testimonianza in un incontro pubblico che si svolgerà in piazza Tre Martiri, nel pomeriggio. In sintonia con il motto della Giornata, “Non amiamo a parole, ma con i fatti”, la diocesi ha invitato tutte le parrocchie a creare, oltre alla celebrazione eucaristica, momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. “La Giornata mondiale dei poveri – aggiunge Lambiasi – sarà anche una ‘denuncia’, di tutte le sperequazioni nella distribuzione dei beni attualmente presenti nel mondo”. “Liturgia e condivisione sono i due cardini di questa domenica, un gesto offerto anche a chi non frequenta abitualmente le comunità parrocchiali” sottolinea invece il vicario generale, don Maurizio Fabbri. “I poveri sono creati da noi, dagli stili di vita adottati e dalla sperequazione e dalle ingiustizie evidenti che percorrono il mondo. La condizione di chi vive nella marginalità è una provocazione per il nostro essere Chiesa e per una verifica seria su una scelta preferenziale che a volte non viviamo”.

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