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Giornata caduti missioni internazionali: mons. Marcianò (Omi), “hanno vissuto, rischiato, amato, lottato”

“La speranza ha animato la vita di questi caduti, fino alla morte. Essi sono morti perché hanno sperato, perché la speranza li ha portati a lavorare senza sosta per un futuro migliore: a liberare i poveri, venire incontro agli oppressi, operare per la pace… giungendo a quelle periferie del pianeta nelle quali gli ultimi vengono ancor più dimenticati”. Così l’ordinario militare per l’Italia (Omi) mons. Santo Marcianò, ha voluto celebrare il sacrificio dei caduti nelle missioni internazionali di sostegno alla pace di cui ieri si è svolta la Giornata di ricordo. Nell’omelia della messa celebrata a Santa Maria in Ara Coeli, a Roma, l’ordinario militare, rivolgendosi ai familiari dei caduti, ha affermato che “la speranza è una virtù sociale e si collega all’impegno per un mondo migliore. È la speranza che ha mosso nei vostri cari il coraggio della fede e la carità delle azioni. È la speranza che li ha sostenuti, permettendo loro, anche dinanzi a risultati che magari tardavano a venire, di attendere vigilanti… Quanto buio, concreto, i nostri amici caduti avranno dovuto sperimentare, nella lontananza da casa e dagli affetti, nell’inserimento in contesti estranei, nella solitudine, talora nelle incomprensioni istituzionali… soprattutto, nella violenza e nella guerra”. Ma, in questo buio, ha detto mons. Marcianò, “hanno sperato e vegliato, non si sono arresi e sono stati costruttori di pace, sacrificando anche la propria pace, le proprie comodità”. “Chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva – ha poi proseguito il vescovo, citando parole di Papa Francesco -. Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri. La persona remissiva, non è un costruttore di pace ma è un pigro, uno che vuole stare comodo. Mentre il cristiano è costruttore di pace quando rischia, quando ha il coraggio di rischiare per portare il bene, il bene che Gesù ci ha donato, ci ha dato come un tesoro” . “I nostri fratelli hanno voluto correre il rischio della speranza, il rischio della pace. La loro speranza, come la nostra, non è un sentimento teorico ma ha un nome e un volto; quello di Cristo, nostra speranza. Per questa speranza i vostri cari, i nostri caduti, hanno vissuto, rischiato, amato, lottato”.

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