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Stati Uniti: dopo la strage di Sutherland Springs, dai vescovi indicazioni per limitare l’accesso alle armi. “Garantire sicurezza e vita di tutti i cittadini”

(da New York) Dopo l’eccidio di Sutherland Springs, della scorsa domenica, quando 27 persone sono state uccise mentre partecipavano a una funzione nella chiesa battista del paese, i vescovi degli Stati Uniti hanno sollecitato i leader politici di tutti gli schieramenti ad “agire con misure sostanziali per garantire la sicurezza delle comunità e la vita di tutti i cittadini” e hanno ribadito il loro sostegno al divieto di vendita delle armi d’assalto che il Congresso non ha voluto rinnovare nel 2004. In un comunicato firmato da monsignor Frank J. Dewane, presidente della commissione per la Giustizia e lo sviluppo umano, la conferenza episcopale indica alcuni punti che potrebbero riaprire il dibattito sul controllo delle armi: prevedere controlli e misure di regolamentazione per la vendita e l’uso di tutte le armi da fuoco e in particolare per le pistole; limitare all’accesso della popolazione civile a riviste specializzate in armi e munizioni professionali; approvare una legge federale che consideri il traffico di armi un crimine; consentire un migliore accesso alle cure per chi soffre di disturbi mentali e possono diventare autori di violenze; creare misure e meccanismi di sicurezza che impediscano ai bambini e a chi non è proprietario dell’arma, di poterla utilizzare senza permesso e senza una corretta supervisione. I vescovi riconoscono il secondo emendamento della Costituzione, ma mettono in guardia dai progressi tecnologi applicabili alle armi e in grado di causare facilmente eccidi di massa. “Il bene comune richiede misure ragionevoli per limitare l’accesso a tali armi da fuoco da parte di chi intende usarli per scopi violenti”, affermano.

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