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Immigrazione: mons. Santoro (Taranto), “non si può fare discriminazione”, “rompiamo gli stereotipi”

“Voi rappresentate il lavoro del futuro, il lavoro di cura, che è un aspetto fondamentale nel quadro dell’economia del nostro Paese. Grazie a voi si immette nella società un principio diverso, che è quello della gratuità. Il bisogno, il dolore, la gioia, sono ecumenici: non si può fare discriminazione. E dobbiamo educare i bambini e i ragazzi alla gratuità e alla condivisione del dolore dell’altro. Una società è sostenibile se insieme al mondo produttivo c’è quello della cura della persona. Rompiamo gli stereotipi e mettiamo al centro la gratuità perché la società diventi più giusta”. Lo ha detto monsignor Filippo Santoro, arcivescovo della diocesi di Taranto, intervenendo ieri sera al convegno su accoglienza e immigrazione, promosso dal Centro Servizi Volontariato ionico. L’incontro con gli operatori del terzo settore è stato anche l’occasione per presentare per la prima volta i dati di una ricerca promossa dalla sezione tarantina della Lumsa e a cura del coordinatore delle attività accademiche, don Antonio Panico. Campione di indagine sono stati 30 lavoratori extracomunitari (27 uomini e 3 donne). “È emerso – hanno spiegato il docente della Lumsa Piero Panzetta e la ricercatrice junior Maria Lacorte -come la provenienza nel capoluogo ionico sia per lo più da Gambia (25, 9%) Mali (14,8%) Senegal (11,1 %) e Nigeria (7,4%). All’arrivo, per motivi legati alla povertà e a conflitti ideologici non necessariamente bellici, nessuno sapeva una parola di italiano ed erano, nella quasi totalità, ignari del pericolo che li avrebbe attesi una volta in viaggio per l’Italia. Spesso attratti da false promesse, un lavoro come modella per le donne, una volta in città, la loro priorità è lavorare. Antepongono il lavoro agricolo (33,3%), commerciale (23,3%) nella ristorazione o nelle imprese sociali (16,6%) e nell’edilizia (10%) anche a progetti di vita affettiva, con mogli e figli talvolta lasciati in Africa”.

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