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Digitale: p. Benanti (Gregoriana), “siamo al centro di un fiume di dati ma non sappiamo riconoscere la verità”

“La questione digitale per i giovani è di frontiera, una questione identitaria nei confronti della società globale”. Lo ha detto questa mattina padre Paolo Benanti, docente alla Gregoriana, parlando di “digital age” alla Pontificia Università Lateranense, in occasione della presentazione del nuovo programma pastorale della Caritas di Roma dal titolo “Non lasciamoli soli – La pedagogia della carità come scelta educativa”. “Viviamo un’iper-connessione che è una sorta di sfocatura. La tecnologia amplifica i nostri sensi – ha aggiunto -. La capacità di arrivare da ogni parte del mondo ci consente di guardare bene quello che succede lontano da noi, ma non ci sentiamo più chiamati a intervenire sulle cose che accadono vicino”. Tra i problemi che emergono nella “digital age”, segnalati da padre Benanti, le “fake news” e le post-verità. “Siamo al centro di un fiume di dati ma non sappiamo riconoscere la verità. Prima era legata all’autorevolezza della fonte che diffondeva la notizia, adesso è vera perché detta tante volte”. Le realtà digitali, secondo il docente, incidono sulle capacità di apprendimento dei giovani: “In 1,82 secondi la mente di un nativo digitale decide se un messaggio gli interessa o no, un tempo più breve che in passato. Anche la soglia di attenzione dei ragazzi è cambiata. Ciò ci interroga su come trasmettere messaggi ai giovani come Chiesa. Le loro povertà virtuali sono reali e servono risposte reali”.

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