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Carità: mons. De Donatis (Roma), “la compassione non è istinto ma conquista”

“Non è spontaneo fermarsi, non attendiamo che la carità sorga spontanea per farla, non attendiamo di essere attratti dai poveri per aiutarli”. Lo ha detto questa mattina il vicario del Papa per la diocesi di Roma, mons. Angelo De Donatis, durante la presentazione del nuovo programma pastorale della Caritas diocesana alla Pontificia Università Lateranense. L’arcivescovo, commentando la parabola del Buon Samaritano, ha sottolineato il significato del termine “compassione”, cioè “soffrire insieme, farsi vicino”. “Quando Francesco bacia il lebbroso – ha ricordato -, lo fa perché ne ha bisogno l’altro”. Quindi, “non si può essere Samaritano per motivi che riguardano il nostro io ma l’altro, che ne ha bisogno. La compassione non è istinto ma conquista”. Una conquista che si ottiene “col lasciarsi contagiare dallo stile di Dio, col mettere al centro non il nostro sentire ma l’altro”. Poi, mons. De Donatis ha indicato i dieci verbi presenti nel brano del Vangelo di Luca: “Ci dicono quali sono le sfumature della compassione. È il nuovo decalogo perché la terra sia abitata da prossimi”. Da qui, l’invito ad “avvicinarsi” al prossimo, perché “da lontano possiamo esprimere giudizi che non corrispondono alla verità”: “Siamo chiamati da Gesù ad andare alla radice”. “La sorgente della nostra missione – ha concluso – è contemplare l’amore che Cristo ha per noi e lo amiamo accogliendo l’ultimo dei nostri fratelli”.

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