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Amoris laetitia: p. Arroba Conde (canonista), “il discernimento è al contempo personale ed ecclesiale”

“La pratica del discernimento è al contempo personale ed ecclesiale o pastorale” e “il discernimento è un ambito nel quale cogliere la diversità di situazioni oggettive e le ulteriori sfumature che una di tali situazioni oggettive potrebbe presentare nel singolo caso, rispetto ai beni e agli obiettivi comunitari e personali ultimi che tutelano le norme canoniche”. Lo ha ricordato questa mattina padre Manuel Jesus Arroba Conde, preside dell’Istituto Utriusque Iuris presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, intervenendo al III simposio sull’Amoris laetitia dedicato al tema “Il Vangelo dell’amore tra coscienza e norma” in corso a Roma. Parlando del “ruolo del discernimento come sapere pratico”, Arroba Conde ha osservato che “per la messa in pratica di alcune norme canoniche si esige discernimento, soprattutto se sono disposizioni limitative, come quelle riguardanti il grado di integrazione e partecipazione alla vita della comunità ecclesiale di persone che hanno esperimentato il fallimento coniugale”. Il canonista ha anche evidenziato che “un’adeguata interpretazione delle norme aiuterà a evitare che il discernimento personale e pastorale siano compiuti sull’onta del soggettivismo degli interessati o dell’intuizione superficiale dell’operatore pastorale che compie l’opera di accompagnamento”. Arroba Conde si è poi soffermato sulla riforma dei processi di nullità matrimoniale, invitando a riflettere su due atteggiamenti: “il modo di annunciare il Vangelo” e “l’equilibrio nel comprendere l’esperienza vissuta, mettendo in adeguata relazione la percezione che ha la persona e l’orientamento generale della Chiesa”. Riguardo alla pastorale giudiziale, il canonista ha sottolineato come “l’ambito parrocchiale” può porsi “in uscita” alla “ricerca di persone in situazioni che possono essere oggetto dell’attività dei tribunali, senza aspettare una loro iniziativa”. E ha poi evidenziato che “non ha senso che chi svolge il servizio giudiziale non sia integrato nella pastorale familiare, né che gli operatori della pastorale familiare tentennino nel proporre la verifica della validità del vincolo”. “In alcune diocesi – ha notato – si sono aperte strutture nuove di consulenza per i divorziati, evitando di intendere come alternative, separate o contrapposte, la via pastorale e la verifica giudiziale del matrimonio”. Infine,  ha rilevato come nei casi di processi di nullità sia “necessario redigere il testo della sentenza in modo che sia anche di utilità per il discernimento pastorale successivo”.

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