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Amoris laetitia: mons. Lorizio (teologo), “chi la ritiene fuori dalla tradizione o contro la tradizione è in malafede”

Firenze, 11 novembre 2015: il teologo Giuseppe Lorizio

“Chi ritiene che l’Amoris laetitia – o che questo Pontificato – sia fuori dalla tradizione o contro la tradizione è in malafede”. Lo ha affermato questa mattina mons. Giuseppe Lorizio, docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, intervenendo al III simposio sull’Amoris laetitia dedicato al tema “Il Vangelo dell’amore tra coscienza e norma” in corso a Roma. “Quale idea abbiamo di tradizione?”, ha chiesto Lorizio. “Tradizione è sviluppo della dottrina, persino del dogma. Tradizione è, per esempio, tener conto del fatto che, come dice il Concilio di Trento, ‘nessuno può sapere con certezza di fede, scevra da ogni possibilità di errore, di aver ottenuto la grazia di Dio’ o ancora che ai giustificati non manca nulla per conseguire la vita eterna ‘per quanto è possibile in questa vita’”. Questo “apre ad un’attenzione di discernimento, ad un’attenzione verso la fragilità”. Secondo il teologo, “l’Amoris laetitia non fa che proporre, attualizzandolo, il Vangelo dell’amore, superando una prospettiva moralistica nell’affrontare la tematica del matrimonio”. “E proprio in quanto assume tale ispirazione fondamentale – ha osservato – non può non fare i conti con l’umana fragilità e con l’obnubilamento delle coscienze cui si propone l’ideale evangelico”. “Il Vangelo dell’amore non significa anarchia o dare adito a qualsiasi forma noi possiamo soggettivamente ritenere amore”, ha aggiunto. “Una vecchia canzone diceva che ‘L’amore ha i suoi comandamenti’, il primo dei quali è la fedeltà (‘primo non tradirla mai’)”. “Questo significa ‘pacta sunt servanda’”, un’espressione che “non credo sia da poter rottamare con tanta facilità. Il nostro problema – ha proseguito – è che troppo facilmente anche noi teologi l’abbiamo forse dimenticata”.

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