Siria: p. Girgis (Damasco), “esortate i siriani a tornare a casa. Sono il futuro del loro Paese”

“Damasco è abbastanza tranquilla: soltanto a Jobar, un distretto nel centro della città, l’Esercito sta ancora combattendo un gruppo dell’Isis. Qui ci sono due conventi con due frati che rischiano la vita ogni giorno. Anche la zona di Aleppo sta rinascendo dalle macerie. Ringraziamo il Signore perché stiamo uscendo dal tunnel e la luce è vicina. Camminiamo per strada senza paura che cadano i razzi, abbiamo elettricità e acqua tutto il giorno, il prezzo del gasolio è destinato a diminuire e il Governo dice che aiuterà la popolazione: sono alcuni dei motivi che ci spronano a guardare al futuro con ottimismo. In più, tante persone che hanno lasciato il Paese vogliono rientrare e anche questo ci dà coraggio e gioia. Certo, non sarà facile per loro: quando sono partiti, hanno venduto tutto, però la speranza di vivere come prima della guerra abbatte ogni ostacolo”. Padre Raimondo Girgis, francescano, superiore del Memoriale di San Paolo e vicario generale a Damasco, spiega così, al Sir, la situazione nella capitale della Siria durante la sua visita a Crema, in occasione della mostra allestita nella chiesa di san Bernardino e dedicata agli 800 anni della presenza francescana in Terra Santa. “Stiamo meglio anche se mancano una stabilità e una serenità di fondo e ciò inducono le famiglie a desiderare di emigrare. La nostra terra ha bisogno di noi, per questo aiuteremo i giovani a trovare lavoro, magari ad aprire una piccola fabbrica o un’altra attività che diventi produttiva per l’intera comunità. Il denaro e il cibo non bastano, è necessario aiutare la popolazione a trovare un lavoro e diventare autonoma. Bisogna insegnare a pescare, invece di distribuire pesci”. “I giovani che si sono trasferiti in Europa, Canada o Australia – ammette il frate – hanno trovato maggiore libertà e hanno scoperto un mondo nuovo, però stanno perdendo i loro valori”. Da qui l’appello ai cristiani in Occidente: “Quando incontrate dei fratelli siriani, esortateli a tornare a casa, perché sono loro il futuro del Paese”.

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