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Pastorale della salute: don Angelelli (Cei), “le giovani generazioni sono preziose e devono essere protette, salvaguardate, difese”

(da Assisi) “Le giovani generazioni sono fragili”. È partito da questa constatazione la riflessione di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della salute che ha aperto oggi il convegno Aipas su “#Giovani, #Fede, #Malattia”. “Fragili non significa ‘difettosi’: sono generazioni preziose che devono essere protette, salvaguardate, difese” ha spiegato, nell’inquadrare il rapporto tra i giovani e la sofferenza. Citando Eugenio Borgna – la fragilità è una “virtù dimenticata” – e il rischio di derive come gli Hikikomori, gli adolescenti giapponesi che decidono di vivere nelle loro stanze ipertecnologiche e non si relazionano più con l’esterno, ma anche il rischio che i genitori, invece di accompagnare questa fase di sviluppo, cerchino loro stessi di regredire alla fase giovanilistica, il sacerdote ha disegnato un quadro in cui “tutti pensano di essere sufficientemente adulti per affrontare la vita, nessuno ne ha gli strumenti necessari” e ha illustrato il “Percorso Build my Life” realizzato a Tor Vergata, dove si insegna ai giovani a “mettere un mattoncino ogni giorno, avendo uno schema generale in testa, ma sopportando la fatica del costruire, ogni giorno, una parte del progetto”. Il segreto consiste nel non dare obiettivi ma un metodo “quello del costruire. Con tutto ciò che questo comporta”, ha detto don Angelelli, spiegando che oggi ci sono circa 15 giovani in cammino e con il nuovo anno accademico altri si stanno affacciando. “La dimensione comunitaria è fondamentale – ha commentato – per insegnare loro a costruire delle relazioni solide”.

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