Nuovi Beati: card. Amato, “padre Arsenio da Trigolo testimone di umiltà e carità”

“Padre Arsenio era un sacerdote fiero della sua vocazione e del suo apostolato di bene. Le virtù dell’umiltà e della carità sono le colonne portanti della sua spiritualità. Due virtù che non solo ha insegnato nel suo apostolato ma che ha vissuto in prima persona”. Il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha delineato così la figura di padre Arsenio da Trigolo, durante la cerimonia di beatificazione del frate cappuccino che ha presieduto, assieme a 15 vescovi, sabato scorso nel duomo di Milano. “Egli seppe mantenere sempre viva la tensione alla santificazione propria e altrui – ha sottolineato il porporato -. Amava la preghiera, il sacrificio, il lavoro. Era un apprezzato maestro di vita spirituale e un esperto confessore, aveva una cultura non comune”. Ad ascoltare l’omelia del cardinale, centinaia di frati cappuccini e di suore della congregazione di Maria Santissima Consolatrice, che padre Arsenio fondò nel 1893. Amato ha ricordato le parole di un testimone, secondo cui padre Arsenio era “affabilissimo nelle conversazioni e pareva la mansuetudine personificata”, il suo comportamento “di fronte a sgarbi e scortesie, cui rispondeva sempre con un sorriso indulgente, fu notoriamente testimoniato anche dalle sue figlie spirituali per cui ebbe un atteggiamento di grande carità e benignità”. Al termine della celebrazione, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha raccontato di aver conosciuto la figura di padre Arsenio, molti anni fa, a un corso di esercizi spirituali. “Egli fece sempre il bene nel nascondimento e ritengo che oggi stia facendo qualche grazia nascosta. Impariamo a essergli grati e a configurare la nostra vita alle sue virtù, facendo in modo di avene frutto”.

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