Sanità: Aris preoccupata per “l’erosione programmata, progressiva e continua della spesa”

“Un’erosione programmata, progressiva e continua della spesa per la sanità pubblica che, a questo punto, è difficile da imputare al dato complessivo di una crisi economica che, si dice, in via di progressivo miglioramento”. Questa – si legge in un comunicato – è l’impressione che, per ciò che attiene alla sanità, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) suscita negli ambienti della sanità non profit, in particolare tra le istituzioni sanitarie gestite da enti e congregazioni religiose. “Notiamo una contraddizione – afferma padre Virginio Bebber, presidente dell’Aris – nel NaDef 2017, che forse meriterebbe un chiarimento da parte del Governo”. “Stando infatti ai numeri percentuali resi noti – spiega Bebber – se da un lato si prevede un rialzo del Pil per il 2017 dell’1,1%, in virtù di un ritmo di crescita che nel 2018 dovrebbe raggiungere il 1,5%, e comportarsi con lo stesso ritmo nel prossimo biennio 2018-2019, dall’altro ci si attende un calo della spesa sanitaria, in termini di percentuale sul Pil, pari al 6,6% quest’anno, al 6,4% per il 2019, e al 6,3% per il 2020”.
Secondo il presidente dell’Aris, “è questo ciò che ci preoccupa, soprattutto perché siamo consapevoli che un dato del genere è di ordine politico e non può essere confinato nel limbo di un qualche giustificazione tecnico-economica”. In una nota dell’associazione viene espressa la necessità di “sapere se alla dichiarata volontà di sostenere la piena funzionalità del nostro sistema sanitario (Ssn) corrispondono scelte conseguenti in termini di politiche economico-finanziarie o se, volenti o nolenti, dobbiamo temere una strategia ‘soft’, ma certo non per questo indolore, di allentamento della presa sul nostro Ssn”. Per l’Aris, “è necessario che Governo centrale, Regioni e Aziende sanitarie affrontino tutti i fattori di diseconomia che si nascondono nelle pieghe del sistema e che non possono più essere sanati a piè di lista, cosa quest’ultima che non si verifica per la sanità privata, a cominciare da quella non profit”.

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