Papa Francesco: a Pav, contro “anestesia e avvilimento dell’umanesimo” occorre “una più autentica sapienza della vita”

“La passione per l’accompagnamento la cura della vita, lungo l’intero arco della sua storia individuale e sociale, chiede la riabilitazione di un ethos della compassione o della tenerezza per la generazione e rigenerazione dell’umano nella sua differenza. Si tratta, anzitutto, di ritrovare sensibilità per le diverse età della vita, in particolare per quelle dei bambini e degli anziani”. Così il Papa, questa mattina nell’udienza con i partecipanti alla tredicesima assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita (la prima dopo il nuovo assetto dell’organismo), in corso oggi e domani in Vaticano. Una società in cui tutto “può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto – avverte -, è una società che ha già perso il senso della vita”. Oggi edifichiamo “città sempre più ostili ai bambini e comunità sempre più inospitali per gli anziani, con muri senza né porte né finestre: dovrebbero proteggere, in realtà soffocano. La testimonianza della fede nella misericordia di Dio, che affina e compie ogni giustizia, è condizione essenziale per la circolazione della vera compassione fra le diverse generazioni. Senza di essa, la cultura della città secolare non ha alcuna possibilità di resistere all’anestesia e all’avvilimento dell’umanesimo. È in questo nuovo orizzonte – la consegna di Francesco – che vedo collocata la missione della rinnovata Pontificia Accademia per la vita”. Necessario, anzitutto, “riportare una più autentica sapienza della vita all’attenzione dei popoli, in vista del bene comune. Un dialogo aperto e fecondo può e deve essere instaurato con i molti che hanno a cuore la ricerca di ragioni valide per la vita dell’uomo”. “L’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale – conclude -, è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati, e per pastori non mercenari”.

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