Chiesa cattolica e governo cinese: p. Shih a “La Civiltà Cattolica”, “unica relazione possibile è reciproca tolleranza”

“Se la Chiesa riesce a stabilire una reciproca tolleranza con il governo, noi possiamo vivere e agire nel nostro Paese. Perciò non sono pessimista, ma ottimista”. Vede in questi termini i rapporti tra Chiesa cattolica e governo cinese, padre Joseph Shih, novantenne gesuita cinese, da anni residente a Shangai, intervistato dal direttore, padre Antonio Spadaro, nel quaderno n. 4015 de “La Civiltà Cattolica”, in uscita sabato. Auspicando una reciproca tolleranza “senza opposizione né compromessi”, padre Shih afferma che “in Cina non c’è che una sola Chiesa, cioè la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”. Adesso, spiega, “poiché la Santa Sede sta dialogando con il governo cinese, quelli che si oppongono accentuano in modo strumentale la differenza tra ‘Chiesa ufficiale’ e ‘Chiesa clandestina’ e la sfruttano per impedire il dialogo in corso. Ciò non aiuta affatto la vita e la missione della Chiesa in Cina”. Il gesuita confida in uno sviluppo positivo del dialogo e augura ai cattolici cinesi di non essere costretti “a diventare ospiti o profughi”, ma di poter “vivere una vita autenticamente cristiana nel nostro Paese”. “Attualmente è in corso il dialogo tra la Santa Sede e il governo cinese: il mio auspicio – conclude – è che la Santa Sede non sfidi il governo con un ideale troppo alto e irrealistico, il che ci costringerebbe a scegliere tra la Chiesa e il governo cinese”. Da questa mattina l’intervista è pubblicata su http://www.laciviltacattolica.it/e tradotta in cinese, francese, inglese e spagnolo.

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