Teologia: card. Bassetti (presidente Cei), serve “il coraggio di abitare le frontiere”. “Accogliere magistero del Papa anche quando non corrisponde a propria idea astratta di ortodossia”

Le Facoltà teologiche “hanno una parte importante nel processo di conversione pastorale della Chiesa, purché non siano dei laboratori asettici dove si compongono e scompongono teologumeni in maniera astratta e ideologica”. È il monito con il quale il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha concluso la sua lectio magistralis alla Facoltà teologica dell’Italia centrale. “Le facoltà teologiche e gli Istituti superiori di scienze religiose devono avere – come dice il Papa – il coraggio di abitare le frontiere”, l’invito del cardinale. “Non sto invitandovi ad abbandonare le biblioteche a favore delle strade”, ha precisato: “Tutto il contrario! Lo dico soprattutto agli studenti: per molti di voi questo tempo privilegiato non tornerà: non è, quindi, il tempo di disertare le biblioteche, ma di apprendere ad usarle bene anche quando il tempo sarà assorbito dal vostro ministero, laicale o ordinato che sia”. Per la teologia, ha spiegato infatti il presidente della Cei, abitare le frontiere non significa disertare le biblioteche ma “sentire cum ecclesia”, cioè “accogliere il magistero dei vescovi e del  Papa anche quando non dovesse corrispondere ad una propria astratta e magari severa idea di ortodossia”. “Ma il Magistero non basta, occorre anche sentire come sente il santo e amato popolo di Dio, là dove il Vangelo è trasmesso nella vita della Chiesa”, l’esortazione del cardinale: “Il più grande teologo e il più grande pastore, prima di portare nella sua riflessione e nella sua missione la teologia appresa all’università, vi porta quella dalla sua mamma e della sua comunità ecclesiale”. “Pensate a san Giovanni Paolo II e alla sua ricezione accrescitiva dell’insegnamento conciliare sul dialogo con gli ebrei e sul dialogo interreligioso, frutto di una fede vissuta a contatto diretto e drammatico con la  tragedia dello sterminio degli ebrei!”, l’esempio scelto da Bassetti, secondo il quale “la teologia scientifica non può prescindere dalla fede che il popolo di Dio vive e trasmette nei contesti reali e quotidiani dell’esistenza”.

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