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Esteri: 25 anni di pace in Mozambico. Riccardi, ci fu un ruolo decisivo del governo italiano

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“La guerra del Mozambico fu definita più volte una ‘guerra di procura’. Ma la realtà è che quel Paese era destabilizzato dalla guerriglia, dietro a cui si celavano gli interessi sul traffico d’avorio. Era uno stato stremato, per decenni depredato dei suoi migliori lavoratori e dei suoi giovani”. Così il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, è intervenuto oggi pomeriggio a Roma per ricordare i 25 anni dagli Accordi generali di pace che posero fine alla guerra civile in Mozambico. Tra gli interlocutori che in quegli anni si attivarono per far cessare il conflitto, ci fu proprio la Comunità di Sant’Egidio che ebbe il merito di tessere un dialogo in favore dell’unità del popolo mozambicano. Con l’Accordo generale di pace – raggiunto nel 1992 da alcuni membri della Comunità quali il fondatore Andrea Riccardi e don Matteo Zuppi, oggi arcivescovo di Bologna – si stabiliva la consegna delle armi della guerriglia alle forze dell’Onu, l’integrazione degli ex combattenti nell’esercito regolare e le procedure di pacificazione delle zone rurali. Proprio Riccardi ha ricordato oggi come l’Italia, pur non avendo rapporti coloniali con il Mozambico, riuscì a essere decisiva nel processo di pace del 1992.
“Il Governo italiano non si rassegnava a lasciare quell’area al blocco sovietico”, ha spiegato il fondatore di Sant’Egidio, ricordando che le trattativa costarono in totale 1 milione e 350 mila dollari. “Il processo per raggiungere la pace fu il frutto della creatività politica e della cooperazione internazionale – ha aggiunto –. Giulio Andreotti credette molto nei negoziati, seguendo da vicino tutti i passaggi con grande discrezione, ma anche il Partito comunista italiano era molto influente sul regime mozambicano”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

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