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Myanmar: vescovi, "minacce sanzioni Usa possono essere controproducenti" | AgenSIR

Myanmar: vescovi, “minacce sanzioni Usa possono essere controproducenti”

“Gli Stati Uniti e la comunità internazionale dovrebbero avere un altro tipo di approccio e collaborare con il governo di Aung San Suu Kyi invece di fare pressione e imporre nuove sanzioni ad un Paese dove è in corso una transizione democratica”: lo ha detto mons. Alexander Pyone Cho, vescovo di Pyay, la diocesi che copre lo Stato di Rakhine, dove è in corso una sorta di pulizia etnica da parte dell’esercito del Myanmar nei confronti della minoranza musulmana Rohingya, che sta fuggendo in massa dal Paese. Almeno 600.000 rohingya sono oggi nei campi profughi a Cox’s Bazar, in Bangladesh. Parlando all’agenzia Ucanews mons. Pyone Cho, insieme ad altri leader cattolici, contesta l’annuncio degli Stati Uniti di voler varare nuove sanzioni contro il Myanmar (dopo quelle imposte nel 1997 e ritirate nel 2016 da Barack Obama) a causa della persecuzione dei rohingya.  Secondo padre Mariano Soe Naing, direttore delle comunicazioni sociali alla Conferenza episcopale del Myanmar, “le sanzioni possono essere controproducenti” e riconsegnare il Myanmar “nell’orbita della Cina, che ha crescenti interessi economici nel Paese”. Lo scorso 24 ottobre l’esercito ha rilasciato una dichiarazione in 10 punti che nega di aver agito superando i limiti imposti dalla legge e che “le accuse unilaterali contro il Myanmar e i membri della sicurezza sugli attacchi terroristi degli estremisti bengali nella parte occidentale dello Stato di Rakhine sono totalmente falsi”, riferisce Ucanews.

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