Fusione Rossano-Corigliano: mons. Satriano (arcivescovo), ora “si sviluppi un percorso condiviso, sereno e proficuo”

“Essere la terza Città della Calabria ci porti non a fatui motivi d’orgoglio ma ad accettare la sfida di un nuovo modo di abitare tempo e spazio per essere segno di un cambiamento possibile nel più ampio scenario della nostra martoriata Regione”. È l’auspicio di monsignor Giuseppe Satriano, arcivescovo di Rossano-Cariati, intervenuto a seguito del referendum che ha sancito l’unione dei comuni Rossano e Corigliano, in provincia di Cosenza. Il presule, che interviene nel dibattito “in punta di piedi”, testimonia come “il processo democratico di consultazione, se pur animato da tante realtà politiche e civiche, ha avuto come protagonisti cittadini che hanno desiderato con libertà di adesione e di dissenso formulare il proprio punto di vista, senza facili seduzioni a breve termine o ricatti lavorativi”. Mons. Satriano sottolinea come “non abbiamo assistito a persone traghettate al voto da interessi di parte, ma solo a uomini e donne che animati da un desiderio e da un sogno diuturno hanno voluto indicare una strada preferenziale, tutta da costruire”. Il presule auspica che “la politica istituzionale, Regione e Comuni, sappia con saggezza e celerità offrire una guida autorevole ad una progettazione concreta, dove non si scateni l’assalto alla diligenza a cui da tempo siamo abituati, ma si sviluppi un percorso condiviso, sereno e proficuo in cui venga coinvolta la società civile di giovani in particolare”. La speranza di mons. Satriano, a partire dal referendum, è che “le risposte alle attese non tardino e siano foriere di un nuovo profumo di socialità, di civiltà, di speranza”. “Usciamo con decisione dalla logica dell’io e della delega – le conclusioni dell’arcivescovo – e costruiamo con coraggio e audacia un nuovo tempo in cui ci sia un ‘noi’, deciso e voluto, con cui abitare questo tempo che ci è dato”.

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