Vescovi Brasile: forte condanna per l’ordinanza che minaccia di far tornare nel Paese la schiavitù lavorativa

Il Consiglio permanente della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (Cnbb), riunitosi a Brasilia dal 24 ottobre fino a ieri, ha presentato ieri una serie di comunicati e messaggi sulla vita del Paese, in una conferenza stampa cui hanno partecipato il cardinale Sergio da Rocha, presidente Cnbb e arcivescovo di Brasilia, dom Murilo Krieger, vicepresidente e arcivescovo di Salvador de Bahia, e dom Leonardo Steiner, segretario generale e vescovo ausiliare di Brasilia.
Anzitutto, un comunicato riporta “la forte condanna” dell’ordinanza 1129 del ministero del lavoro, che elimina le protezioni legali, “a fatica conquistate”, rispetto al lavoro svolto in condizioni di schiavitù. Ora tali protezioni sono fatte valere solo per il lavoro forzato o quando una persona sia forzatamente trattenuta senza possibilità di movimento. Consente invece turni di lavoro estenuanti e condizioni degradanti. Secondo i vescovi, “la schiavitù è un dramma e non possiamo voltare gli occhi dall’altra parte”.
Questa “ordinanza disumana”, secondo i vescovi, costituisce “una battuta d’arresto che fa chiudere gli occhi agli organi competenti del Governo federale, che hanno la funzione di frenare e controllare questo crimine contro l’umanità ed è parte della perversa logica finanziaria che ha determinato il corso del nostro Paese”.
Conclude la nota della Cnbb: “Il nostro Paese, in cui per secoli la piaga della schiavitù è rimasta legale, ha il dovere di rifiutare ogni passo indietro o minaccia alla dignità e alla libertà della persona umana”.

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