Stati Uniti: i vescovi scrivono ai senatori e deputati, la riforma fiscale deve “favorire solidarietà e sviluppo”

(da New York) “Prendersi cura dei poveri, rafforzare le politiche familiari, introdurre una tassazione progressiva, provvedere a risorse per il bene comune, evitare tagli ai programmi di assistenza dei poveri, incentivare la beneficenza e la solidarietà”. Questi sei principi definiti “elementi chiave di qualsiasi riforma fiscale”, sono stati inviati dai vescovi statunitensi ad ogni senatore e deputato del Paese per sottolineare che la riforma delle tasse e della spesa pubblica non è solo un obiettivo economico, ma “uno strumento per favorire la solidarietà e lo sviluppo” della comunità civile. La lettera inviata ai politici porta la firma di mons. Frank J. Dewane, presidente della Commissione giustizia e sviluppo umano nella Conferenza episcopale Usa. Il vescovo sottolinea ripetutamente che “le riforme fiscali vanno valutate in termini di impatto sui poveri” e che i rischi associati alle proiezioni economiche non devono ricadere sui più vulnerabili, gravandoli con imposte pesanti mentre lottano per provvedere ai bisogni quotidiani. Mons. Dewane a proposito delle politiche familiari precisa che il credito tributario per i figli e il credito di imposta sul reddito dovrebbero raggiungere soprattutto le famiglie più povere, favorendo la rimozione di tutte le barriere per il loro benessere. Inoltre la tassazione progressiva e, cioè, la possibilità di contribuire agli oneri del Paese a seconda delle capacità delle persone, consentirebbe di ridurre la diseguaglianza economica e non di “spostare gli oneri fiscali dai contribuenti con un reddito alto a quelli con reddito medio-basso”. I vescovi richiamano i politici di Washington ad “incentivare le risorse a favore del bene comune per evitare tagli ai programmi contro la povertà”, soprattutto dopo le manifeste intenzioni di diminuire i finanziamenti alle reti sociali di assistenza, ma al contempo fanno appello alla responsabilità dei cittadini “che hanno l’obbligo morale di pagare le tasse” per provvedere ai più bisognosi. La lettera si conclude con un incentivo “al dono e alla carità” che l’attuale piano di riforma rischia di mettere tra parentesi per i nuovi criteri di deducibilità sulla beneficenza che verranno introdotti e che potrebbero provocare un calo di miliardi di dollari in donazioni.

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