Settimana sociale: l’appuntamento di Cagliari sui giornali oggi in edicola

La precarietà uccide. Un piano per l’Italia” (Avvenire), “L’appello di Papa Francesco: ‘Il lavoro nero e la precarietà uccidono società e famiglia’” (La Stampa), “Occupazione, polemica tra vescovi e governo” (Il Messaggero), “Bassetti: ‘Il tempo delle chiacchiere è finito, la politica cambi’” (La Croce). Ecco come i giornali oggi in edicola parlano della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani inaugurata ieri a Cagliari. “Avvenire” dedica all’evento un inserto centrale di 8 pagine oltre all’editoriale, a firma Francesco Riccardi, nel quale viene commentato il videomessaggio di Papa Francesco – e il suo monito: “La precarietà uccide” – ai partecipanti all’evento cagliaritano. L’“esortazione del Pontefice” trova spazio anche su “La Stampa” in un articolo di presentazione dell’evento cagliaritano. Le parole del Papa, come quelle pronunciate ieri dal presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, sono pubblicate nello speciale di “Avvenire” che ripercorre la prima giornata alla Fiera internazionale della Sardegna: non solo sintesi dei lavori ma anche approfondimenti sulla mostra “Il lavoro che non vogliamo”, sulla quarta rivoluzione industriale. E poi ancora due storie scelte tra le 400 “buone pratiche” individuate dai “Cercatori di lavOro”. Delle “parole forti” di Bassetti sulla fine del “tempo delle chiacchiere” e della “replica a stretto giro” del ministro De Vincenti si sofferma “Il Messaggero” in un articolo in cui viene richiamato anche il messaggio di Francesco. Anche “La Croce”, in prima pagina, riprende il monito del presidente della Cei e la risposta del ministro. Nelle pagine interne, poi, il riepilogo del pomeriggio inaugurale a Cagliare nell’articolo “Chi non lavora non sia più una riga del bilancio”. Sul “Corriere della sera”, infine, la riflessione di Mauro Magatti dedicata all’“Economia dell’esistenza. La via per salvare il lavoro”. “Oggi – scrive Magatti – per fare la quantità di lavoro occorre puntare sulla sua qualità: passare da un’economia della sussistenza – come fabbricazione e sfruttamento – ad un’economia dell’esistenza – produttrice, cioè, di saper-vivere e di saper-fare – è la via per salvare e insieme umanizzare il lavoro”.

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