Ius soli: don Colmegna (Casa carità), “porre la fiducia e approvare legge entro fine legislatura”

“Porre la fiducia sullo ius soli significa dare un segnale, anche perché i tempi sono stretti”. Lo dice oggi in una intervista al Sir don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, auspicando che la legge sulla riforma della cittadinanza sia approvata entro la fine della legislatura. Oggi era in piazza Montecitorio a Roma, durante la conferenza stampa in occasione della consegna alla Camera dei deputati di oltre 85.000 firme raccolte tramite la campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene”, a sostegno di una legge di iniziativa popolare per cambiare le politiche sull’immigrazione, superare la Bossi-Fini e prevedere vie legali d’ingresso. Una campagna trasversale promossa insieme ad Emma Bonino e i Radicali, Acli, Centro Astalli, Arci, Argi, Cnca, Cild, con il sostegno di centinaia di sindaci e associazioni. “La riuscita della nostra campagna dimostra che se alla gente presenti bene i problemi, comprende e partecipa – osserva -. Il nostro tessuto di solidarietà è intelligente, sapiente, non è buonista. Vogliamo dare un grande messaggio di coesione sociale, di partecipazione, di cittadinanza attiva, di senso. E’ una sfida che poniamo alla politica. Vinta questa battaglia di raccolta firme invitiamo i parlamentari ad impegnarsi sul tema. Perché una proposta mediata, attenta, con lo ius culturae, rimette in moto anche la scuola”. Secondo don Colmegna “la gente ha paura perché è in atto una propaganda strumentale e si confonde il tema dello ius soli con i bimbi che arrivano sui barconi. E’ stata una grande mistificazione. Lo sforzo che facciamo su tutto il tema migratorio è riuscire a narrare in modo diverso. E’ giusto che la nostra cultura ispirata da Papa Francesco abbia una incidenza politica con la P maiuscola”. Il messaggio della società civile, precisa, “non è strumentalizzabile: noi vogliamo combattere l’irregolarità, dare prospettive di lavoro e di cittadinanza, cambiare i canali d’ingresso, rimettere in gioco una società attiva anche in relazione ai problemi di cura delle famiglie”. Aver raggiunto un risultato unendo le forze tra realtà con idee diverse su altri temi, precisa don Colmegna, dimostra che “gli obiettivi comuni non fanno perdere la propria identità anzi la rafforzano”.

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