Card. Parolin: “sempre più diffuse le guerre per l’acqua”, serve “diplomazia” transfrontaliera

Oggi “sono sempre più diffuse le cosiddette guerre per l’acqua, soprattutto in presenza di fiumi, laghi o bacini idrografici condivisi tra più nazioni”. A denunciarlo è stato ieri il card. Pietro Parolin, intervenendo al vertice internazionale su acqua e clima in corso in Campidoglio. “Adottando un lungimirante cambio di prospettiva, l’acqua può essere vista come elemento di collaborazione e di dialogo, occasione di pace e di solidarietà, attraverso illuminati e responsabili accordi politici o tecnologici di gestione partecipata fondata sul valore prezioso della condivisione”, la proposta del porporato, secondo il quale “le risorse idriche transfrontaliere, condivise da più Stati, offrono opportunità sia di competizioni e di conflitti che di cooperazione e di solidarietà, dal momento che esse rappresentano un fattore chiave per la stabilità economica di ogni Stato”. Di qui l’attualità di concetti come quelli di “hydro-solidarity” o “hydro-diplomacy”: “Nella seconda metà del XX secolo sono stati negoziati più di 200 Trattati sull’acqua, mostrando spesso che la cooperazione transfrontaliera in materia d’acqua rappresenta un valido esempio di prevenzione a lungo termine dei conflitti, visto che i Paesi dotati di meccanismi di cooperazione in tale ambito hanno raramente fatto ricorso alla guerra”. Ecco perché sono necessari “nuovi approcci all’acqua, di carattere legislativo, istituzionale, politico, economico, tecnico ed etico, e quindi anche educativo e culturale, basati sulla consapevolezza che la questione idrica richiede una visione di lungo periodo, nell’ottica di quell’ecologia integrale così ben delineata da Papa Francesco nella Laudato si’”.

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