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Somalia: mons. Bertin (Mogadiscio), “unire forze del bene per interessi della popolazione, non di altri governi”

“L’appello del Papa arriva al momento buono. Spero che sia accolto e soprattutto che aiuti almeno le forze del bene a unirsi un po’ di più perché il male va affrontato insieme e non in modo sparpagliato, ciascuno con una propria agenda”. È questo il commento al Sir di mons. Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Gibuti e Mogadiscio, dopo l’appello di Papa Francesco per la Somalia, di cui ha parlato oggi a conclusione dell’udienza generale. “Quando dico lavorare insieme mi riferisco ai somali tra di loro e alla comunità internazionale – precisa -. Il nostro ruolo come cattolici è essere presenti ed accompagnare. Anche perché abbiamo una lunga tradizione di impegno a favore dell’umanità e della Somalia. La Chiesa è presente dal 1904 in modo continuo nel sud della Somalia e poi con i miei confratelli francescani dal 1930. Diverse persone hanno lasciato la vita per il bene della popolazione somala, come Annalena Tonelli, il vescovo Salvatore Colombo, padre Pietro Turati, Graziella Fumagalli della Caritas italiana”. Secondo mons. Bertin “cristiani e musulmani possono lavorare insieme”. L’esperienza più bella in questi anni, precisa, “è stata scoprire come tra la popolazione – musulmani e atei – ci siano molte persone di buona volontà. È importante che tutti noi ci impegniamo a lavorare insieme per lo stesso scopo”.  “In passato ci sono state diverse conferenze internazionali – ricorda – ma ho avuto spesso la sensazione che chi organizza voglia perseguire una propria agenda, per gli interessi del suo Paese”. Il suo suggerimento è mettere “la popolazione somala al centro della nostra attenzione”, in questo senso “la diaspora somala potrebbe giocare un ruolo importante”, per organizzare un’agenda seria che abbia a cuore veramente il bene della Somalia.

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