Reti della Carità: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “in questo momento la sfida si chiama fraternità e inclusione”

“La Chiesa per essere credibile deve avere il coraggio di presentarsi al mondo e di essere nel mondo con un’autorevolezza che le deriva dall’avere compiuto la scelta di stare dalla parte degli ultimi, dei poveri. Per questo motivo, l’altra faccia della povertà si chiama giustizia”. Lo ha detto mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, intervenendo al convegno “Perché accogliere, come accogliere?”, organizzato oggi a Roma dalle Reti della Carità. “In questo momento la sfida si chiama fraternità, si chiama inclusione. E in ciò consiste il grande magistero di Papa Francesco, che viene da lontano, da Giovanni XXIII, da Paolo VI”, ha aggiunto il presule che richiama la necessità di presentare “una Chiesa che indossi la stola” e che “volga lo sguardo ai rifiutati e agli scartati”. Mons. Savino ha parlato anche della “Chiesa delle lacrime” in cui “l’icona della prossimità è quella della Chiesa che piange con chi piange”. Esperienze che il vescovo racconta di aver avviato anche nella sua diocesi, dove sono stati aperti alcuni centri sia per i rifugiati sia per i minori non accompagnati. “Sul versante laico l’accoglienza è democrazia matura e responsabile, sul versante ecclesiale la Chiesa deve essere capace di accogliere, svuotandosi di sé e rinunciando a ogni privilegio, perché i poveri e i rifugiati sono la carne viva di Cristo”.

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