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Nuovi santi: mons. Bertolone (Cec), “Angelo d’Acri” era “uno che spendeva tutte le proprie forze, fin quasi a perdersi, pur di venire incontro al prossimo”

“Una festa di fede e di popolo per ricordare l’amore di cui il frate calabrese, presbitero dell’Ordine dei Cappuccini, era sì ricco da indurre il biografo fra Giocondo Leone ad affermare: ‘Padre Angelo d’Acri è morto consumato dall’amore verso Dio e verso il prossimo’”. A scriverlo oggi, in un messaggio, il presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec), mons. Vincenzo Bertolone, in vista della canonizzazione del beato Angelo d’Acri che avverrà domenica 15 ottobre. “Stella di carità”, “uno che spendeva tutte le proprie forze, fin quasi a perdersi, pur di venire incontro al prossimo, specialmente il più abbandonato e derelitto, come – ad esempio – i detenuti, che andava spesso a visitare ed istruiva e soccorreva, adoperandosi – scrive il presule – affinché venissero mitigate le pene loro inflitte se non addirittura graziati e rimessi in libertà quanti erano stati incarcerati per debiti non pagati a causa della povertà”. “Carità inestinguibile animata dal fuoco dello Spirito che in lui si trasforma – scrive mons. Bertolone – in fuoco di carità verso Dio e il prossimo, anche dopo la rovinosa caduta che lo renderà zoppo sulla strada, per i territori meridionali. Andava a piedi o con mezzi di fortuna a predicare qua e là nel Regno di Napoli, vero mosaico di contraddizioni socioculturali, economiche, tipiche di una società feudale. Con tutti i suoi contrasti tra ricchi feudatari (per esempio i Sanseverino) e la povera gente. Padre Angelo dà a Cesare quel che è di Cesare e, pur avendo compiuto la scelta preferenziale per i poveri, non disdegna di frequentare i potenti (come i citati Sanseverino) con l’unico scopo di cercare di porsi come mediatore tra la nobiltà e i miserabili, sempre al centro delle sue cure e in cima ai suoi pensieri”. Padre Angelo, conclude, “ci guiderà da santo, facendosi banditore per nostro tramite della gioia del Vangelo, in una Chiesa in uscita verso tutte le situazioni socioculturali ed economiche, dove poveri e scartati aspettano da noi la semplicità della Parola del Vangelo e il fuoco divino della carità”.

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