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Famiglia Vincenziana: mons. Depalma, per immigrati occorre portare “non solo piatti di pasta, ma vera integrazione”

“Dal punto di vista delle politiche locali si fa poco: poca integrazione, poche politiche demografiche, poca giustizia sociale per italiani e stranieri, poco lavoro”, mentre “l’accoglienza sincera ha bisogno di accettare la sfida del lasciarsi visitare dalla diversità, imparando la grammatica antropologica dell’ascolto e dell’attesa”. Mons. Beniamino Depalma, arcivescovo emerito di Nola, ha parlato così del fenomeno migratorio, in occasione del Simposio per i 400 anni della Famiglia vincenziana in corso questa mattina, a Roma. “Notiamo quotidianamente che lo spazio per l’accoglienza, oggi, è posto nei confini della scuola, delle palestre, degli oratori ma ha perso, per lo più, i collegamenti con la vita ordinaria della comunità – ha sottolineato il presule -. Il confinamento suona come un’intollerabile separazione, come un carcere di cristallo, che c’è ma si nasconde nell’ordinarietà della vita consumata”. Secondo mons. Depalma, per superare questi steccati bisogna “creare antidoti alla paura dell’ospite, del visitatore, dello straniero”. L’arcivescovo emerito ha ribadito l’importanza di portare “non solo piatti di pasta, ma vera integrazione”. “Credo che l’assistenza materiale di cui si fanno carico in modo a volte contraddittorio lo Stato e in modo generoso gli enti caritatevoli siano altamente insufficienti. La vera sfida è un’integrazione che passa in primis attraverso gli incontri e le relazioni personali e senza pregiudizi, e in seconda analisi attraverso vere e proprie alleanze che comprendano parrocchie, scuole, associazioni, istituzioni”, ha osservato mons. Depalma. La via indicata in quest’ottica dall’arcivescovo è quella di “lavorare per alleanze e reti in cui ciascuno faccia la propria parte” e “promuovere l’integrazione delle nuove famiglie nella comunità, ponendo una specie di osservatorio delle nuove presenze in quartiere così da evidenziare i nuclei ospitati per poterli poi visitare, offrire loro un riferimento parrocchiale”.

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