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Cristiani perseguitati: Rapporto Acs, Mantovano e Monteduro “ideologia e estremismi, virus contrari alla libertà religiosa”

Cristiani perseguitati (Foto: Acs)

“Oggi vaste aree del mondo subiscono l’azione di due aggressivi ceppi virali, l’ideologia di alcuni Stati e gli estremismi di matrice politico-religiosa, entrambi contrari all’autentica libertà religiosa. Si tratta di virus che sopprimono la libertà di fede con leggi dello Stato (ogni riferimento alla sharia è voluto) e assalti terroristici (che insanguinano anche le strade d’Europa)”. Così Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro, rispettivamente presidente e direttore di Acs-Italia, scrivono nella prefazione del rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) sulla persecuzione anticristiana “Perseguitati e dimenticati. Rapporto sui cristiani oppressi in ragione della loro fede tra il 2015 e il 2017”, presentato oggi a Milano. Lo studio prende in esame tredici Paesi: Cina, India, Iraq, Pakistan, Siria, Sudan, Turchia, Egitto, Eritrea, Iran, Nigeria, Arabia Saudita e Corea del Nord. Concetti ribaditi anche durante la presentazione: “Ciò che realmente preoccupa – oltre alla presenza dei virus in sé, è la totale indifferenza per i ricercatori che dedicano la loro vita ad individuare ed affinare i vaccini. Questi ultimi esistono, ma non vengono considerati adeguatamente da chi, applicandoli, ridurrebbe le infezioni virali a semplici focolai”. Il vaccino, per Mantovano e Monteduro, è rappresentato dal “sostegno alle minoranze perseguitate direttamente nelle aree in cui soffrono. Se Acs lo garantisce attraverso la generosità dei suoi benefattori, governi e comunità internazionale avrebbero ben altri e più consistenti mezzi”. Citando l’Iraq, il presidente e il direttore di Acs ribadiscono la necessità, ora che il cancro rappresentato dall’Isis è stato “disarticolato militarmente”, di passare “alla terapia per ritrovare quella salute di cui si godeva prima della malattia”. Questa consiste nel riportare “le pacifiche comunità cristiane nei loro originari villaggi di Ninive e a Mosul”. Così facendo “ci vaccineremo dal virus dell’estremismo politico-religioso dello jihadismo. È talmente evidente la questione politica, con chiari riflessi sulla sicurezza e sulla pressione migratoria che giunge anche dal Medio Oriente, che non dovrebbe essere Acs a occuparsene, ma le Istituzioni stesse! Non stiamo ovviamente affermando – concludono Mantovano e Monteduro – che il mondo sarebbe perfetto, ma di certo non dovrebbe più fronteggiare un movimento islamista così virulento. Abbiamo fatto il caso dell’Iraq, ma il medesimo principio può essere applicato in ogni area in cui la libertà religiosa viene calpestata, indipendentemente dalla latitudine”.

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