Disabili: card. Bassetti, “cessino di essere invisibili. Sono una parte viva e importantissima del Paese”

(Siciliani-Gennari/SIR)

“C’è un’Italia invisibile agli occhi dei grandi media che rappresenta, invece, una parte viva e importantissima del Paese. È l’Italia della disabilità mentale e fisica”. È quanto evidenzia il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nel suo ultimo articolo pubblicato nella rubrica “Dialoghi” de “Il Settimanale” in edicola con “L’Osservatore Romano” di venerdì 13 ottobre. “Secondo i dati dell’Istat – ricorda Bassetti – sono più di 3 milioni di persone, la stragrande maggioranza di essi (circa 2,5 milioni) anziani, per lo più donne. Accanto a essi, anche molti giovani (156mila gli alunni nelle scuole)”. Sono “numeri importanti che delineano un mondo vasto, di famiglie, assistenti, istituti statali, strutture private. Un mondo ricco di umanità, con storie personali dolorose e bellissime”. Accanto a “volti più o meno noti”, osserva il cardinale, “si cela, però, un mondo di invisibili di cui non si sente parlare”. “Bisogna andare nelle loro case, nelle loro famiglie – ammonisce – per accarezzarli e vederli. E quando li si vede, si scorge immediatamente nei loro sguardi e in quelli che li curano una scintilla d’amore”. Bassetti punta poi il dito contro il “silenzio mediatico che ha colpito la Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down che si è svolta l’8 ottobre in molte piazze d’Italia”. “Anche in questo caso, uomini e donne invisibili che rappresentano, drammaticamente, una delle piaghe più inique e taciute della cultura dello scarto”, scrive Bassetti, parlando di “una piaga che in alcuni Paesi scandinavi si traduce perfino nella politica ‘Down free’. Politica antiumana perché le malattie si curano e le persone non si scartano come merce difettosa”. “Tutto ciò – prosegue il presidente della Cei – esorta alla definizione di una nuova cultura della vita, che è anche una nuova cultura della disabilità” contro la “cultura dello scarto che marginalizza ogni tipo di imperfezione”. Inoltre, “occorre investire di più sulle questioni aperte dalla disabilità, a partire dalla scuola”. Secondo Bassetti, “si fa molto nelle scuole italiane per l’integrazione. Ma si potrebbe fare di più sulla formazione degli insegnanti di sostegno, in numero insufficiente nelle scuole”. “Soprattutto – conclude il cardinale – è necessario un mutamento nella percezione pubblica, perché i disabili cessino di essere invisibili e siano riconosciuti come persone speciali in cui si può scorgere nitidamente il volto di Dio”.

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