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Cile: accolti a Santiago 66 rifugiati siriani. Card. Ezzati, “la lingua ci separa, ma abbiamo un idioma comune: il sorriso”. L’arcidiocesi impegnata nel programma di reinserimento

È stata la presidente della Repubblica cilena, Michelle Bachelet, a dare personalmente il benvenuto, all’aeroporto di Santiago, in una cerimonia di carattere privato, ai 66 rifugiati siriani (14 famiglie composte da 34 adulti e 32 bambini) giunti stamattina dal Libano, dopo un volo di 26 ore, alle 7,45 (ora locale). “Il nostro desiderio è che comincino poco a poco a lasciarsi indietro la paura, il dolore e l’incertezza. Sappiamo che vengono da una storia difficile; quello che vogliamo è che incontrino nel nostro Paese una terra che li riceve con amicizia, con buona volontà affinché possano ricostruire la loro storia e far crescere le loro famiglie, nella pace e nella sicurezza”, ha detto Bachelet, come si legge in un comunicato inviato dall’arcidiocesi di Santiago del Cile al Sir. Ad accogliere le famiglie siriane l’arcivescovo di Santiago del Cile, card. Ricardo Ezzati, Michele Manca di Nissa, rappresentante in America Latina dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), e il ministro degli Interni, Mario Fernández, tutti quanti impegnati nel programma di reinserimento dei rifugiati. “Sono molto felice che il Cile si mostri una volta di più come un Paese aperto, solidale e accogliente. Senza alcun dubbio, la lingua ci separa in qualche misura, ma mi sono reso conto salutando che c’è un idioma comune: i bambini sorridono e rispondono ai nostri sorrisi”, ha affermato il card. Ezzati.
Dopo l’incontro con le autorità, le 14 famiglie, insieme con un interprete, sono partiti, alla volta delle loro nuove case, a bordo di furgoni che li aspettavano fuori al terminal dell’aeroporto. Sette famiglie vivranno nel comune di Macul e altre sette a Villa Alemana. Ad aspettarli nelle loro nuove case hanno trovato gli operatori della Vicaria di pastorale sociale dell’arcidiocesi di Santiago, per dar loro il benvenuto e le chiavi delle loro case. “Durante i prossimi giorni – ricorda il comunicato dell’arcidiocesi – i rifugiati cominceranno le lezioni intensive di spagnolo per riuscire ad adattarsi il prima possibile al nostro Paese”.

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