Ucraina-Polonia: “premio di riconciliazione” a Congregazione Chiese Orientali e Radio Vaticana. Shevchuk, “Europa ha ancora bisogno di riconciliazione e perdono”

L’auspicio che “il processo di pace, riconciliazione e perdono tra i popoli vada avanti” ancora oggi in una Europa “percorsa da venti di populismo” e “da nuovi nazionalismi che sono la madre degli estremismi”. È questo il significato ancora attuale del “premio di riconciliazione” polacco-ucraina che quest’anno sarà consegnato alla Congregazione per le Chiese orientali per “il sostegno dei valori che uniscono i popoli nell’edificazione di un futuro comune” e a Radio Vaticana (per le sezioni polacca, ucraina e slovacca) “per la sua trasmissione imparziale delle informazioni e per la promozione del dialogo interculturale nell’Europa centrale e orientale superando gli stereotipi e i pregiudizi reciproci”. A sottolineare l’attualità del premio che sarà consegnato a Roma domani presso il Collegio ucraino di San Giosafat, è Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo-maggiore della Chiesa cattolica ucraina, in una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede della Radio Vaticana. Shevchuk ha spiegato che quest’anno la premiazione si svolge a Roma perché proprio qui, esattamente 30 anni fa (8-17 ottobre 1987), si è tenuto il primo incontro tra i rappresentanti dell’episcopato della Polonia e del Sinodo della Chiesa greco-cattolica, durante il quale è stata proclamata la dichiarazione di perdono e di riconciliazione polacco-ucraina. Quell’incontro rappresentò il primo passo di un lungo cammino di riconciliazione tra i due popoli. Un processo fortemente sostenuto da papa Giovanni Paolo II, consapevole delle “ferite profonde” che la storia aveva lasciato nelle popolazioni dei due Paesi e che la nuova Europa che stava nascendo, poteva fondarsi solo sul perdono e la riconciliazione. La “formula” di riconciliazione di Giovanni Paolo II si fondava sul “perdono”, ha detto Shevchuk: “Il perdono concesso e ricevuto è un balsamo che deve permeare le nostre anime e i nostri cuori per alleviare le sofferenze, sanare le memorie, liberare dai pesi del passato e superare difficoltà e diffidenze”. È un cammino tortuoso, non ancora del tutto compiuto. Per questo prima della conferenza stampa, i promotori del premio hanno pregato sulla tomba di Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro proclamandolo solennemente “patrono del processo di riconciliazione polacco-ucraina”. “Abbiamo bisogno della sua intercessione”, ha detto Shevchuk: “Perché vediamo che ancora oggi in Europa rinascono gli egoismi nazionali che mettono alla prova la pace e sfidano l’unità”.

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