Terremoto Norcia: mons. Boccardo, per la ricostruzione “dare risposte veloci e trasparenti”. Il punto sui luoghi di culto

foto SIR/Marco Calvarese

(dall’inviato a Spoleto) Dopo le scosse del 24 agosto 2016, l’arcidiocesi di Spoleto-Norcia ha segnalato 327 edifici di culto danneggiati. Dopo quelle del 26 e 30 ottobre 2016, ne sono stati segnalati altri 108, per un totale di 435. Sono alcuni dei dati relativi agli edifici di culto colpiti dai terremoti del 2016 presentati questa mattina dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, durante la conferenza stampa indetta a Spoleto per illustrare le celebrazioni dell’arcidiocesi ad un anno dal terremoto. Per l’arcivescovo, tutta la ricostruzione (case, chiese e infrastrutture) “deve evitare la lentezza delle procedure. Urge dare ai terremotati risposte veloci, trasparenti e rispettose della legalità, saltando tutti quei passaggi burocratici possibili ed evitando così inutili lungaggini”. Di questi 435 edifici, ha spiegato mons. Boccardo, “21 sono agibili parzialmente, 93 agibili con provvedimenti, 228 inagibili e 4 inagibili per cause esterne”. “Questo significa – ha aggiunto il presule – che a Norcia e in tutti i Paesi del circondario non esiste una sola chiesa utilizzabile. Al momento sono circa trenta gli edifici di culto per i quali si sta procedendo alla messa in sicurezza e alla conseguente ricostruzione. La rimozione delle macerie procede abbastanza bene come anche il recupero dei materiali che dovranno essere riutilizzati”. L’arcidiocesi, grazie a un’ordinanza del maggio scorso emanata dal Commissario del Governo per la ricostruzione, sta intervenendo per ridare agibilità alle chiese, sono 9, che non hanno registrato gravi danni, con un fondo stanziato di 1.731.200,00 euro. Sempre per la messa in sicurezza definitiva per la continuità di culto, grazie a una seconda ordinanza, datata giugno scorso, l’arcidiocesi si è vista stanziare altri 1.703.000,00 euro per ulteriori 7 chiese. I soldi saranno svincolati non appena i progetti redatti dall’arcidiocesi saranno presentati e approvati dalla Regione. Sono 14 invece i luoghi di culto dell’arcidiocesi che fanno parte del Primo Piano di recupero attuato dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact) e finanziato con un’ordinanza dello scorso settembre. Facente capo a questa stessa ordinanza anche la basilica di san Benedetto a Norcia dove, ha dichiarato mons. Boccardo, “procedono i lavori di messa in sicurezza di ciò che resta. Si resta fiduciosi per la ricostruzione anche alla luce degli impegni assunti dalle Istituzioni europee nei riguardi della chiesa del patrono d’Europa”.

Tre sono gli interventi finanziati dalla Cei che sono stati ultimati nelle chiese di san Filippo Neri e di san Nicolò, entrambi a Spoleto, mentre per la chiesa parrocchiale di s. Maria a Campello sul Clitunno è stato consegnato il progetto e si è in attesa dell’approvazione da parte degli enti preposti. Per l’abbazia di s.Eutizio, a Piedivalle di Preci, per evitare il crollo, l’arcidiocesi sta intervenendo, grazie a fondi della protezione Civile (295.601,23 euro) con un “intervento complesso limitatamente alla porzione absidale e di ingresso dell’abbazia, propedeutico a garantire l’incolumità e l’accesso in sicurezza del personale preposto allo sgombero e ripristino della porzione crollata del versante roccioso e del relativo campanile/cimitero”. Circa la ricostruzione dei siti danneggiati mons. Boccardo ha auspicato “una riflessione per evitare di costruire cattedrali nel deserto. Bisogna dare priorità a quei luoghi che vedono una presenza umana. Il terremoto infatti potrebbe acuire il rischio già reale dello spopolamento”. Circa la riedificazione della basilica di san Benedetto, “icona del terremoto del 30 ottobre”, l’idea di monsignor Boccardo è quella di “un concorso internazionale aperto a tutti, anche a grandi nomi dell’architettura, per un progetto che tenga insieme i pezzi rimasti della chiesa, la facciata, l’abside, la base del campanile, collegandoli ad un’aula liturgica nuova che custodisca la memoria del passato, aprendosi al presente e al futuro valorizzando i resti del terremoto che sono cicatrici che non possiamo cancellare. Ricostruire come era – avverte il presule – sarebbe fare un vero ‘falso’. Il sisma lascia il segno anche nelle strutture, allora perché non collegare ciò che è rimasto a quello che verrà? Ogni ricostruzione viene fatta nel proprio tempo”.

Oltre alle chiese, ha concluso mons. Boccardo, “abbiamo 3mila beni artistici come tele, statue, arredi, reliquiari, argenteria, vasi sacri della liturgia, messi in salvo dalle chiese distrutte e conservati nel deposito per i beni culturali di Santo Chiodo, alle porte di Spoleto”. La proposta è quella realizzare un “luogo della memoria” incastonato in quel che resta della basilica di san Salvatore, a Preci, dove “custodire tutte queste opere d’arte, veri pezzi di storia e di vita delle popolazioni locali. Il legame della gente con le loro chiese è forte”, ha rimarcato Boccardo che ha garantito il ritorno di tutte le opere nelle chiese originarie una volta che saranno ripristinate le condizioni necessarie di sicurezza”.

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