Papa Francesco: udienza, “la rassegnazione non è una virtù cristiana”, “non c’è costruttore di pace che non abbia compromesso la sua pace personale”

foto SIR/Marco Calvarese

“La rassegnazione non è una virtù cristiana. Come non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile”. Sono nette le parole finali della catechesi di oggi, in cui il Papa ha affermato che “chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva”. Gesù, infatti,  “ci raccomanda di attenderlo senza stare con le mani in mano”, come si legge nel Vangelo di Luca: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli”. “Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri”, ha affermato Francesco, secondo il quale – ha aggiunto a braccio – chi non assume tale atteggiamento “non è un costruttore di pace, è un pigro, è un comodo”. “Perché il cristiano rischia, ha il coraggio di rischiare per portare il bene che Gesù  ci ha donato, ci ha dato come un tesoro”, ha proseguito ancora fuori testo. “In ogni giorno della nostra vita – l’invito –  ripetiamo quell’invocazione che i primi discepoli, nella loro lingua aramaica, esprimevano con le parole Marana tha, e che ritroviamo nell’ultimo versetto della Bibbia: ‘Vieni, Signore Gesù!’. È il ritornello di ogni esistenza cristiana: nel nostro mondo non abbiamo bisogno di altro se non di una carezza del Cristo. Che grazia se, nella preghiera, nei giorni difficili di questa vita, sentiamo la sua voce che risponde e ci rassicura: ‘Ecco, io vengo presto’!”.

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