Catechismo Chiesa Cattolica: mons. Nosiglia (Torino), “ha alzato il tono della catechesi”

“Nel contesto culturale ed ecclesiale in grande movimento, proprio del periodo storico che stiamo vivendo, il tempo trascorso non è stato ancora sufficiente per veicolare le spinte al rinnovamento teologico e pastorale promosse dal Catechismo della Chiesa Cattolica”. Ne è convinto monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, intervenuto questo pomeriggio all’incontro promosso in Vaticano dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. “Nel nostro Paese, grazie all’impegno della Cei, che ha sempre promosso e seguito passo dopo passo il rinnovamento della catechesi e dei catechismi nazionali con la massima comunione e corresponsabilità, si è dato il via a una stagione ricca di creatività e di viva partecipazione anche da parte dei laici”, ha detto Nosiglia: “Essa, proprio grazie al movimento catechistico, è sfociata nei grandi Convegni decennali, improntati al tema della comunicazione della fede in una realtà in forte cambiamento culturale, dove si sentiva e si sente ancora oggi la necessità di sostenere una fede adulta, non basata solo sulla pratica religiosa, ma sulla fede e sulla missione. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dato un ulteriore slancio a quest’obiettivo e ne ha consolidato i frutti, offrendo altresì significativi impulsi soprattutto sul piano della formazione dei catechisti e della stessa azione catechistica, oltre che su quello della realizzazione di testi, ampiamente utilizzati soprattutto nella catechesi diretta dei ragazzi”. “Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la Chiesa ha indicato con saggezza e rigore un percorso esemplare per la catechesi e la formazione di catechisti, presbiteri, religiosi e religiose e laici e per ogni battezzato desideroso di approfondire il depositum fidei della Chiesa cattolica, viverlo e testimoniarlo con fedeltà”, ha detto il vescovo, secondo il quale “il relativismo e la superficialità propria del nostro tempo hanno inficiato in qualche modo anche la catechesi, con la tentazione di confinare in secondo piano i contenuti della fede, a vantaggio invece di un ‘esperienzialismo’ di moda, che conduce semplicemente a confondere fede con emozione o con occasionale entusiasmo, secondo metodi poco attenti a ciò che la catechesi deve essere e offrire: la conoscenza e accoglienza organica e fondata dei contenuti essenziali della fede rivelata, pensata, celebrata e vissuta dalla Chiesa e nella Chiesa”. “Il Catechismo della Chiesa Cattolica ha alzato il tono della catechesi, nel senso di farle recuperare quel valore intrinseco che ha sempre avuto, ma che stava un po’ disperdendo, sotto la spinta delle culture superficiali e artigianali, dominanti nel pensiero debole del nostro tempo”. Il Catechismo, inoltre, “ricorda a tutti che la catechesi appartiene alla Chiesa in quanto tale, come la liturgia, e va dunque mantenuta e attuata sotto la responsabilità di tutta la Chiesa, che ne è soggetto”. “La catechesi non è un atto privato, ma fortemente ecclesiale e comunitario, e va svolta secondo vie e metodi rigorosi”, ha affermato Nosiglia, ricordando che uno dei meriti del Catechismo della Chiesa Cattolica è quello di aver “sempre sviluppato il dialogo tra le generazioni”. Di qui la necessità di riscoprirlo, ancora oggi, come “un testo autorevole di riferimento che accanto alla Bibbia, alla Tradizione e al Magistero della Chiesa permetta di tradurre nell’oggi del tempo e con attenzione alle esigenze pedagogiche il depositum fidei e la comunicazione dei contenuti rivelati, senza tradirne il dato oggettivo in esperienze solo soggettive e superficiali”.

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