Catechismo Chiesa Cattolica: Karl (teologa), “in Europa la crisi dei rifugiati chiede ai credenti maggiore impegno”

“La catechesi deve essere sensibile ai momenti in cui le persone si aprono al divino, alle loro ferite, ai loro limiti, per creare spazi di condivisione della fede, non per manipolare o imporsi sui deboli, ma per dare loro forza e senso”. Lo ha detto Katharina Karl, dell’Alta scuola filosofico-teologica di Munster, intervenuta questo pomeriggio all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione in occasione dei 25 anni del Catechismo della Chiesa Cattolica. “Il messaggio della catechesi e le sue modalità di trasmissione sono veramente utili non in senso tecnico, ma nel senso più profondo della parola, che ha a che fare con la salvezza”. “Sul piano sociale – ha osservato Karl – in Europa è la crisi dei rifugiati che chiama ad un ulteriore impegno le persone motivate dalla loro fede cristiana”. La catechesi, in questo ambito, “ha un ruolo da giocare per creare la consapevolezza del fatto che Dio vede la sofferenza del suo popolo e chiama i credenti a collaborare”. Per la teologa, “ci sono alcune sfide che rimangono: la perdita di rilevanza della dimensione trascendentale della vita rende difficile proclamare la buona notizia che Dio è l’Emanuele con noi. C’è una tendenza a ridurre la fede a livello di protezione dal pericolo del crescente fondamentalismo nel mondo. È la qualità della catechesi ciò che trasforma la persona e la società”.

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